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Del comune sapere

Il volume esce nel 2013 presso Youcanprint Self-Publishing con il sostegno della Commissione Europea, nell'ambito del progetto Europa Bene Comune inserito nel Programma Gioventù in Azione. L'opera è dedicata al tema del sapere come bene comune e raccoglie gli esiti del seminario animato da giovani studiosi provenienti da tutta Italia, svoltosi durante la IV edizione della Scuola Estiva. Il contributo di apertura è di Ugo Mattei, giurista dell'Università di Torino e professore di diritto internazionale comparato all’Hastings College of the Law in California. Mattei, che ha coordinato i lavori del seminario. Qui di seguito proponiamo la nota di Alessandra Mallamo e Angelo Nizza, i curatori dell'opera.

 Il titolo di questo volume riprende il nome del seminario monografico sul sapere come bene comune, svoltosi a Roccella Jonica nell’ambito della IV edizione della Scuola Estiva di Alta Formazione in Filosofia “Giorgio Colli”. In quella occasione ci siamo confrontati con altri quattro giovani studiosi provenienti da ogni parte d’Italia. Il libro raccoglie gli esiti di quell’incontro in cui è emersa l’esigenza pratica e teorica di recuperare l’idea del comune. Essa si contrappone all’egoismo opportunistico cui sono inclini i protagonisti della narrazione neoliberista. L’argomento decisivo non ètanto registrare l’essere bene comune del sapere come se fosse un dato già acquisito, quanto afferrarlo come una sfida da perseguire.

Guardando ai rapporti di forza basati sul capitalismo cognitivo e sulla teoria merceologica del valore, l’obiettivo è la rivendicazione del sapere come luogo in cui è possibile l’espressione dell’intelligenza generale e delle conoscenze liberate dal potere,emancipate dal profitto, quindi, restituite al magma della moltitudine. Il sapere non tradisce la sua identità se dispone di una dimensione pubblica, socializzante, irreversibilmente non privata. Gli interventi provano a declinare il tema secondo linee di ricerca pluridisciplinari. Se da un lato il concetto di comune rappresenta un nodo teorico che attraversa la storia della filosofia dalla κοινωνία greca alle elaborazioni contemporanee del pensiero italiano, dall’altro costituisce terreno di perlustrazione anche per le scienze sociali e giuridiche. I saggi si muovono lungo le direttrici tracciate dalla filosofia politica, dal diritto e dall’economia. Ogni intervento è animato dall’idea di approfondire le implicazioni che scaturiscono dal rapporto tra quella attività intellettuale che individuiamo nel concetto di sapere e il modello economico dominante. Crediamo che oggi questo rapporto si riproduca dentro il paradigma del bene comune, poiché attraverso di esso è possibile non solo mettere in questione le logiche del capitale, ma problematizzare lo statuto stesso del sapere che, ambiguamente, agisce, innerva e contrasta quelle logiche. Non sorprende, quindi, se questo libro si apre con la presentazione di Ugo Mattei, giurista dell’Università di Torino e professore di diritto internazionale comparato all’Hastings College of the Law in California, divenuto celebre fuori dall’accademia per la sua militanza nella lotta per i beni comuni. Il lettore potrà notare che gli interventi a tratti sembrano dialogare tra di loro e in questo riflettono il modo in cui sono nati: sviluppare una rete di concetti e problemi capace di catturare la domanda fondamentale sul sapere messo a confronto col comune. Considerarlo un bene che dovrebbe appartenere all’intera comunità umana è solo il primo semplice passo di un percorso invece tortuoso, che si muove in tutte le direzioni a partire da tale constatazione. I nostri  tentativi di analisi spiegano, in seno letterale potremmo dire che “aprono”, questo concetto e lo allargano, tirandolo da più lati a partire dal chiedersi su cosa si fondi la percezione che il sapere sia un bene comune. È il tema centrale dei lavori di Angelo Nizza e Alfonso Di Prospero che individuano questa fondazione nel linguaggio. Il primo coglie nell’essenza del comune un nucleo irriducibile di negativo, che ricava da quella “differenza senza termini positivi” con cui Saussure definisce il linguaggio, e lo pone come elemento di criticità necessario al concetto stesso che regge i beni comuni, affinché non si trasformino in una ideologia. Di Prospero invece, a partire dalle analisi di Wittgenstein e Bateson, ipotizza che il linguaggio possa rappresentare un sistema di regole valido per l’idea di bene comune, capace di differenziarsi dalla diade pubblico/privato, notando come vi sia in esso un tipo di razionalità non coercitiva, immanente e inseparabile dai sistemi entro cui si realizzano le azioni e le relazioni. Il saggio di Rosanna Castorina delinea con puntualità il quadro su cui vanno a inserirsi tutte le riflessioni, le azioni e le politiche che coinvolgono i beni comuni, e di cui fa parte questo stesso testo. Lo sfondo è quello del biopotere che evidenzia i tratti caratteristici del capitalismo cognitivo e dell’economia dell’accesso, suggerendo, con Rodotà, come sia proprio la chiave di lettura biopolitica a far intravedere la possibilità di un ribaltamento della situazione. Giovanni Campailla si chiede invece come l’essere comune del sapere si districhi tra le dinamiche di potere che regolano una comunità e le possibilità di emancipazione per i soggetti coinvolti, sviluppando l’idea di un sapere sempre contemporaneamente “diviso” e “condiviso” su cui agisce il partage du sensible. Dalle ricognizioni filosofiche sulla realtà socioeconomica attuale si passa alla ricostruzione dei rapporti teorici tra comune e sapere nella storia del pensiero, momento chiave del lavoro di Giacomo Pezzano. Egli muove dai legami tra sapere e valore fino a giungere al concetto di potere, declinando molte delle implicazioni generate da tali accostamenti e soffermandosi sulla nozione di co-possibilità. Il testo di Alessandra Mallamo torna sulle forme del negativo, analizzando il ruolo cruciale del non sapere nella società della conoscenza e cogliendo in esso un’istanza politica essenziale, non solo alla costruzione del comune, ma utile alla rifondazione della soggettività in questi tempi biopolitici. Chiude questo lavoro l’intervento di Luigi Cardamone che costituisce un contributo particolare poiché riguarda una delle figure ispiratrici di Scholé: il filosofo Giorgio Colli. Nel testo di Cardamone emerge bene il profilo dell’intellettuale atipico e coraggioso che nella sua ricerca ha fatto rivivere quelle istanze politiche e culturali che costituiscono il fondamento della sapienza antica. Il seminario è stato dedicato a colui che nel 2010 ha tenuto a battesimo la prima edizione della Scuola e che nella vita e nelle opere ha dimostrato infinita cura per la comunione del sapere. Mario Alcaro credeva nel dialogo e nel reciproco riconoscimento, ed è stato un maestro per molti nella misura in cui si è dedicato alla divulgazione della filosofia oltre i ristretti circuiti dipartimentali. Ragionando sull’essere bene comune della conoscenza, ci è sembrato, dunque, coerente rivolgere proprio a lui il nostro pensiero.

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