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Domande fondamentali 1

Vi riproponiamo divisa in quattro parti, una delle prime riflessioni sulla dirompente esperienza che ha rappresentato l'inizio di quest'avventura, giunta ormai al quinto anno nel 2014.

La prima edizione della Scuola Estiva di Alta Formazione in Filosofia ha offerto l’occasione per riflettere sulle forme della filosofia contemporanea, soprattutto riguardo a una dimensione molto particolare del pensiero che è quella della discussione pubblica. O meglio, plurale: infatti, il terreno che ha sorretto e definito, definendosi a sua volta, il cammino di una riflessione che aspira a dirsi “condivisa” è l’interagire perpetuo e magmatico tra filosofia e politica.

L’argomento, come si vede, investe un grande campo d’azione che però può essere meglio delimitato se si prende in considerazione la prospettiva offertaci da Hanna Arendt, in un saggio fortemente significativo dei principi che sono emersi anche durante l’evento roccellese.
Parliamo dell’Introduzione alla politica (1), che la filosofa ebreo-tedesca inizia a scrivere nel 1956 su suggerimento dell’editore Klaus Piper. L’intento con cui si appresta a redigerla è di “esporre quello che realmente è la politica e i presupposti fondamentali dell’esistenza umana con i quali il politico ha a che fare” . Il libro non venne mai portato a termine, ma i frammenti che rimangono sono testimonianza di una volontà comunicativa che liberasse la riflessione filosofica dalle maglie della ragione accademica; un ritorno all’essenziale del linguaggio filosofico che si chiede semplicemente che cosa sono “le cose” della nostra esperienza, la Arendt tenta di rispondervi, con una chiarezza paragonabile solo a quella di una dimostrazione logica.
Il primo frammento si apre con la domanda “che cos’è la politica?” cui segue cristallina: “La politica si fonda sul dato di fatto della pluralità degli uomini” . La risposta coglie perfettamente la prospettiva che ha caratterizzato la prima edizione della Scuola e cioè la necessità, filosofica, di muoversi in una dimensione plurale. Con questo non s’intende solo il fatto che gli incontri abbiano avuto un forma seminariale che ha coinvolto in maniera attiva i partecipanti, quanto la differenza in cui è venuto a trovarsi questo gruppo di persone che parlava di filosofia. Gli oltre sessanta iscritti avevano la caratteristica particolare di essere per la maggior parte dei “non filosofi”, cittadine e cittadini di varie età (dai 16 agli 80 anni) e di diversissima estrazione sociale. Questa differenza è emersa soprattutto durante le discussioni che seguivano le relazioni dei docenti: non si trattava di semplici richieste di approfondimento o d’interventi specialistici, bensì di un’emersione continua, nelle forme più varie, di concetti fondamentali alla filosofia e alla vita. La diversità dei punti di vista sulle questioni e i problemi messi in gioco ha tessuto una rete sui cui fili danzano ancora i pensieri arendtiani.
Prima di tornarvi, è necessaria però una precisazione, soprattutto alla luce di una rinascita di interesse verso la filosofia che si è registrata in questi ultimi anni e si è manifestata con l’apparire di numerosi festival filosofici. Sebbene la tendenza sia da considerarsi positiva, l’idea da cui si origina il progetto di cui ci occupiamo non si pone in questo solco. Il motivo è dovuto al carattere di “evento” spesso assunta da questa forma di filosofia fatta nelle piazze, che rischia di trasformare il bisogno di tenere un discorso pubblico in un’occasione di intrattenimento del pubblico, con tutte le ambiguità che questo termine comporta. Quello di Roccella è stato invece il tentativo creare nuove pratiche di relazione e di confronto a partire da un problema.

(1) I frammenti che Hanna Arendt aveva redatto per il libro sono editi in Italia nella pubblicazione Che cos’è la politica, Ed. di Comunità, Milano, 2001.
continua...

 

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