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Potere e Politica. Scuola Estiva di Alta Formazione in Filosofia "Giorgio Colli"

Giunta al quinto anno di vita, la nostra Scuola non smette di guardare ai nodi che intessono le nostre esistenze in modo problematico. Quest’anno interrogheremo l’enigmatico rapporto che lega potere e politica insieme a Remo Bodei, docente alla UCLA di Los Angeles; Roberto Esposito, docente presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze e di Napoli e presso l’Orientale di Napoli; Giuseppe Cantarano, docente all’Università della Calabria di Rende e Direttore della Scuola “Giorgio Colli”; Salvatore Natoli, professore all’Università degli Studi di Milano Bicocca; Luca Parisoli, professore presso l’Università della Calabria di Rende.

  remo bodei  image - Copia  Roberto Esposito  Salvatore natoli  695 

POTERE E POLITICA è quindi il titolo della V edizione della Scuola di alta formazione in filosofia “Giorgio Colli”, organizzata da Scholé in collaborazione con il Comune di Roccella Jonica, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli e il Centro per la Filosofia Italiana di Roma.

Perché crediamo che questo connubio sia fondamentale per cogliere le problematiche più stringenti del presente? Perché il potere è proprio quell’aspetto ambiguo della politica che ancora la filosofia non è stata capace di mettere al centro del discorso sul politico come suo problema principale. Oggi più che mai si mostra chiaramente come non esista politica al di fuori di rapporti di forza ed estrinseca alla logica conflittuale del potere.
Classicamente la politica è intesa come quella forma dell’agire umano orientata al conseguimento del bene e se essa non è definitivamente scomparsa dalle nostre vite, anche ora che tutto sembra dimostrare il contrario, è per la grandiosità di quell’idea; è perché tra i pensieri concepiti dal genere umano quello di un bene comune messo in atto tra e da liberi individui è il più sfolgorante e difficile. Questo pensiero tuttavia tende a nascondere il suo effettivo legame con la forza: il legame concettuale tra politica e bene, pensato solo in certi termini, omette il ruolo giocato dal potere e la centralità del conflitto tra soggettività politiche differenti, anzi tale conflitto è da sempre demonizzato e inteso come elemento distruttore della vita associata.
Il politico nell’atto di valorizzarsi trascura continuamente che il suo fine sta nel rafforzamento dei soggetti che coinvolge, a discapito di altri, ovvero che il suo fine sta nel risolvere il conflitto tra parti che hanno interessi differenti a favore di coloro che rappresenta (Marx). Lo strumento di tale valorizzazione e dominio è il potere.

Ma cos'è il potere? Qual è la sua radice? E perché siamo spesso inclini non solo a esercitarlo, ma a obbedirvi? Non ci sottomettiamo forse , più o meno volentieri, al potere politico? Non obbediamo, forse, più o meno volentieri, alle sue leggi? E ancora: a cosa serve il potere? Che ci sia la Legge è un vero miracolo.
La filosofia contemporanea si interroga su tutto questo a partire da quel dispositivo che prende il nome difficilissimo di teologia politica. Tra i primi, è stato Carl Schmitt a ipotizzare che le categorie politiche moderne si limitano a secolarizzare, a laicizzare un originario impianto teologico nella figura del sovrano.
Anche se la nostra attualità non deve confrontarsi con un sovrano in carne e ossa, esiste una sovranità, e oggi il problema che essa nasconde si espone violentemente nel sentimento per cui non ci sentiamo più noi cittadini i detentori della sovranità; di volta in volta, è lo Stato, la Legge, l’Economia, a vessarci e a chiederci obbedienza. C’è sempre una struttura verticale al cui vertice sta una certa rappresentazione di ciò che è bene e di ciò che è giusto. Ma aveva ragione Simone Weil quando sosteneva che i termini del nostro dizionario politico hanno il vuoto al loro interno. In sostanza, l’agire politico orientato al bene, non impianta la sua riflessione a partire dalla contingenza della situazione esistente, ma si muove in una logica della trascendenza, dove un principio deriva la sua autorità dal fatto di presentarsi come strutturalmente differente, esso è in realtà un principio vuoto in cui si dispiega un potere.

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È teologica un’idea di bene calata dall’alto sulle nostre vite, è teologica la sovranità incarnata nell’idea di rappresentanza, poiché verticalizza il piano orizzontale della comunità, è teologica ogni forma di unità che raccoglie e riduce sotto di sé soggettività e forme di vita diverse realizzando una situazione che di fatto si trasforma nel dominio di una parte sull’altra, nell’imposizione di una certa visione del mondo e nella cancellazione della differenza. La teologia politica nella sua dualità accoglie l’ambiguità della coppia potere e politica.
Il politico di fronte alla radice teologica della sua autorità si rivela come paradossale: esso è fonte di autorità per il potere che esercita ma da dove deriva questo potere? Cosa legittima effettivamente la decisione politica e permette di non ridurre la politica a semplice burocrazia? Si può mantenere una dimensione di pluralità nella politica e un’aspirazione al miglioramento al di fuori del potere? Ovvero, è possibile una politica senza potere e, viceversa, è possibile un potere che non sia sempre anche politico, in quanto agente di trasformazione e di mediazione?
Queste e da queste altre domande saranno al centro della nostra riflessione di quest’estate. Ne parleremo con alcuni dei più autorevoli pensatori contemporanei che saranno a Roccella dal 27 al 31 luglio. Come sempre l’Associazione Scholé disporrà delle borse di studio per gli studenti interessati e come da tradizione si terrà anche quest’anno il seminario per laureati e dottorandi che offre agli interessati la possibilità di partecipare con una relazione alla giornata di studi dedicata a Mario Alcaro. Su questo sito troverete tutti gli aggiornamenti.

Cliccate sui link in basso per:

Bando 7 borse di studio

Callforspeech per 3 partecipanti al seminario "Economia e sovranità"

Modalità e informazioni sull'iscrizione

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