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Il postmoderno nel "Gergo" di Pisani

«Non intendiamo formulare una critica di tipo moralistico alla società postmoderna, né tantomeno proporre un modello risolutivo, che conduca l’umanità verso una nuova verità e una definitiva giustizia». Il merito del contributo di Giacomo Pisani sta, infatti, in una fenomenologia dell’epoca postfordista, restituita al lettore con parole riconducibili al lessico heideggeriano. Il mondo a capitalismo avanzato, quello tipico delle città metropolitane, è popolato da soggettività sradicate, inautentiche, «non genuine» (dall’aggettivo tedesco ‘echt’), donne e uomini dediti alla chiacchiera, alla curiosità, imbrigliati negli equivoci della vita quotidiana. Sono queste le voci chiave de Il gergo della postmodernità (Unicopli 2012, con prefazione di Augusto Illuminati) secondo il ventenne studioso di Bari, gradito ospite della nostra Scuola durante gli ultimi due anni.

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Il "digital intellect" di Rheingold

Il titolo scimmiotta, forse in maniera troppa pigra, un concetto importante della storia del pensiero che è quello di general intellect del Marx dei Grundrisse. Tuttavia, quello che Howard Rheingold, l'inventore dell'espressione 'comunità virtuale', mette a punto nel suo nuovo libro (Perché la rete ci rende intelligenti, Milano, Cortina 2013, XIV-416) è il ruolo cruciale svolto dall'intelligenza digitale nell'epoca di Internet e dei social media. Meglio: l'obiettivo dell'autore statunitense è di redigere un prontuario per favorire la sopravvivenza e l'alfabetizzazione degli internauti.

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