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Riflessioni, appunti e pensieri in ordine sparso. Se volete contribuire con un articolo, scriveteci a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

 

Comunismo ermeneutico. Intervista a Gianni Vattimo

Proponiamo qui di seguito una recente intervista a Gianni Vattimo apparsa sul quotidiano il manifesto in occasione dell'uscita per Garzanti del libro scritto insieme a Santiago Zabala Comunismo ermeneutico. Da Heidegger a Marx (prima edizione: Hermeneutic Communism: From Heidegger to Marx, Columbia University Press, 2011). Vattimo, che già è stato nostro ospite nel 2013, tornerà a Roccella questo luglio per chiudere la sesta edizione della Scuola estiva.

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Theorein. Corso di filosofia e cinema per il liceo

Il corso, organizzato da Scholé per le quarte classi del Liceo Scientifico "P. Mazzone", riguarda i fondamenti dell'arte cinematografica e la comprensione dei rapporti che tale arte intrattiene con il pensiero. Per questa via si giunge a una problematizzazione della filosofia, in quanto disciplina che, nella sua storia, è andata definendosi come pratica di comprensione della realtà e come luogo privilegiato di produzione dei concetti. Il cinema, a un certo punto, è arrivato nella Storia e ha rilanciato i dadi, rimescolando le istanze in gioco nei problemi filosofici più stringenti e incidendo sullo svolgimento di un'epoca di cui siamo figli. É inevitabile, per chiunque voglia confrontarsi con la complessità dell'esistente, conoscerlo e interrogarlo: esso, come la filosofia, potrebbe rappresentare un verso, una possibilità da praticare. 
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Être ou ne pas être Charlie

L’espressione “Je suis Charlie”, riferita com’è noto ai tragici fatti che hanno coinvolto la rivista satirica parigina Charlie Hebdo (leggi le riflessioni dei filosofi), conserva un significato non banale se la si prende alla lettera. Essere Charlie vuol dire in primo luogo essere uccidibile senza che esistano norme direttamente applicabili al delitto. Non vi sono regole da seguire in modo chiaro e distinto né da parte di chi compie l’esecuzione (non c’è stata nessuna dichiarazione di guerra), né da parte di chi la intende punire (l’accusa di terrorismo resta sempre opaca).

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Charlie Hebdo. Le riflessioni dei filosofi

In quest'articolo abbiamo pensato di raccogliere gli interventi dei filosofi che si sono espressi sulla strage parigina e che ci sono sembrati interessanti. Il motivo è lo stesso cui fanno riferimento rispettivamente Massimo Cacciari e Slavoj  Žižek: se è vero che "quando la storia appare tragica si fa molto fatica a ragionare" è altrettanto vero che proprio allora "è il momento giusto per trovare il coraggio di pensare".

Questa piccola rassegna stampa filosofica, che verrà aggiornata all'occorrenza, può aiutarci a farlo.

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Forme di Agamben. La vita al di là di prassi e poiesi

Il programma antropologico di Giorgio Agamben si è concluso – o per meglio dire è stato «abbandonato», come l’autore stesso scrive nell’Avvertenza – con la pubblicazione del volume L’uso dei corpi (Neri Pozza, Vicenza, 2014, pp. 366, 18 euro). La ricerca sull’Homo sacer, che prende il nome dal libro inaugurale (1995), è andata orientandosi alla elaborazione di una teoria della liberazione dell’uomo dal dominio della biopolitica e dell’economia. Negli ultimi vent’anni, chiodo fisso è stata la questione circa la possibilità di sottrarre la nuda vita alle tecniche di governo e al potere del capitale. Agamben fornisce finalmente la sua versione: davvero libera è l’esistenza inoperosa. 

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Le persone e le cose: il filosofo e i manganelli

Nel suo ultimo libro, Le persone e le cose, come nella lezione tenuta a Roccella, che potete vedere qui, la riflessione di Roberto Esposito ha preso una piega molto chiara: "l'antica divisione tra persone e cose non regge più di fronte alle straordinarie trasformazioni in atto. Il corpo umano, nella sua sporgenza rispetto a entrambe le categorie, testimonia della loro inadeguatezza concettuale".

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Fini della democrazia. Nota a Zagrebelsky

Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini. È questo il titolo di uno degli ultimi saggi di Gustavo Zagrebelsky, giurista italiano, presidente emerito della Corte Costituzionale e professore - sempre emerito - all'università di Torino.
Uno di quei "professoroni, rosiconi e gufi" cui si riferiva qualche tempo fa, con l'eleganza che la contraddistingue, la nostra ministra delle riforme Maria Elena Boschi a proposito delle critiche che il nostro aveva avanzato, insieme a illustri colleghi, alla riforma del Senato e all'Italicum.

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Maschera e volto. Note su Esposito

Pubblico qui di seguito alcune osservazioni sui temi che occupano le attuali linee di ricerca di Roberto Esposito. Alcuni degli argomenti saranno al centro della lezione che il filosofo napoletano terrà alla Scuola Estiva 2014 il 28 luglio. Queste note muovono perlopiù dal seminario tenuto da Esposito nell'ambito della Scuola di Roma 2014.

L’archeologia di Roberto Esposito risale fino agli anni che precedono Cristo per studiare un dispositivo che oggi conosce l’epilogo del proprio funzionamento. La tesi - contenuta in un volume in corso di pubblicazione presso l’editore Einaudi dal titolo Persone, cose, corpi - è di ripensare allo statuto del corpo, che nella sua coerenza concettuale non né ne persona e né cosa, per prospettare un’«esistenza libera di aderire soltanto a se stessa». Esposito guarda così a una forma di vita di là da venire caratterizzata dal transito dal due all’uno, che non si sdoppia in maschera e volto ma che si rinnova sanando quello scarto. 

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