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Riflessioni, appunti e pensieri in ordine sparso. Se volete contribuire con un articolo, scriveteci a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

 

Perché non possiamo fare a meno della filosofia

Nell'edizione napoletana del festival Repubblica delle idee Roberto Esposito torna su un tema decisivo, che precede i decorsi concettuali perché è il luogo in cui ne va dell'uso stesso della filosofia. Cliccando qui potete leggere il racconto dell'evento svoltosi nella Cappella Palatina a Palazzo Reale. Il titolo dell'incontro: "Perché non possiamo fare a meno della cultura umanistica". Di seguito, invece, riportiamo un articolo a firma dello stesso Esposito, apparso su Repubblica il 15 febbraio scorso, in cui il filosofo difende il pensiero dagli attacchi delle istituzioni governative sempre meno inclini a curarsi della cultura filosofica. 

di Roberto Esposito

Il piccolo, ma agguerrito, mondo della filosofia italiana  -  quella che con qualche ridondanza si denomina "teoretica"  -  è in comprensibile fermento. In base ad una recente normativa tale materia è stata eliminata dalle tabelle disciplinari di vari corsi di laurea, come quelli di Pedagogia e di Scienze dell'Educazione, con la singolare motivazione che si tratta di una disciplina troppo specialistica. E che dunque dove si educano gli educatori non c'è alcun bisogno di essa. Ma c'è di peggio.

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Roccella: filosofia elementare

A Roccella si respira filosofia. E il fatto più sorprendente è che sono proprio i bambini a richiamarci alla necessità di riflettere filosoficamente. È questa l’impressione più vivida che mi ha lasciato la partecipazione a un ricchissimo incontro con i ragazzi della quinta elementare che hanno partecipato al laboratorio organizzato dalla maestra Elena Fraija.

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"Potere e politica" oltre la fine della storia

Questo articolo dedicato ad alcune delle questioni che saranno al centro della quinta edizione della Scuola Estiva è apparso sul numero di maggio del periodico indipendente "Fatti al cubo" diretto da Daniela Ielasi.

L’uomo giunto alla fine della storia revoca in questione la propria natura, a cominciare dalla predisposizione ad agire da animale politico. Questo vuole l’ideologia postmoderna col suo adagio sulla compiuta realizzazione dell’opera dell’uomo in ogni ambito dell’esperienza. Tuttavia, la fine di un paradigma non coincide con il ritirarsi del mondo tutto intero. Altre forme di vita possono essere concepite. Una fine, dai caratteri decisi, è attribuita alla politica, nella misura in cui essa ha cessato di essere il luogo deputato alla sovranità. Nella spoliticizzazione dell’epoca contemporanea il potere è transitato dalla sfera della prassi pubblica a quella degli interessi privati, dalla polis all’oicos, dal politico all’economico.

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Natoli si racconta: "La filosofia è un ethos"

In un'intervista apparsa sul sito web di MicroMega lo scorso 30 gennaio, Salvatore Natoli ripercorre il suo itineraio filosofico dagli anni della formazione liceale e universitaria fino alla fase matura in cui concepisce un'etica del finito, intesa come tratto saliente della forma di vita umana che quotidianamente ha da cavarsela con i fatti, spesso dolorosi, del proprio mondo-ambiente. Natoli, voce importante della filosofia italiana contemporanea, dopo aver partecipato alla seconda edizione della Scuola Estiva, tornerà quest'anno a Roccella per discutere di Potere e Politica.

di Carlo Crosato

Per cominciare, potrebbe essere interessante indagare la sua “provenienza filosofica”. Di educazione religiosa – come dichiara rispondendo alle puntuali domande di Francesca Nodari, in La mia filosofia[1]–; ma fra i suoi riferimenti accademici primari troviamo Severino. Da un punto di vista contenutistico, come le riflessioni severiniane hanno influenzato il suo percorso filosofico?

Giovane liceale, religiosamente motivato non fosse altro che per ambiente e formazione, ritenevo che l’atteggiamento filosofico esigesse di prendere in considerazione le obiezioni degli avversari per dare adeguata giustificazione alle proprie convinzioni e certezze.

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Santa perseveranza. Il filosofo Natoli recupera una virtù «fuori moda»

«In una società dove manca la certezza del futuro abbiamo bisogno di credere in qualcosa e impegnarci per essa»
di Giuseppe Cantarano
 
Ci sono delle parole, nel nostro personale vocabolario, che lentamente - e quasi impercettibilmente - cadono in oblio. Non ne facciamo più uso. Perché sono delle parole dentro cui non riecheggia più il suono di quel mondo che vorremmo catturare. Parole che non incrociano, non afferrano più la nostra esperienza.
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Potere e Politica. Scuola Estiva di Alta Formazione in Filosofia "Giorgio Colli"

Giunta al quinto anno di vita, la nostra Scuola non smette di guardare ai nodi che intessono le nostre esistenze in modo problematico. Quest’anno interrogheremo l’enigmatico rapporto che lega potere e politica insieme a Remo Bodei, docente alla UCLA di Los Angeles; Roberto Esposito, docente presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze e di Napoli e presso l’Orientale di Napoli; Giuseppe Cantarano, docente all’Università della Calabria di Rende e Direttore della Scuola “Giorgio Colli”; Salvatore Natoli, professore all’Università degli Studi di Milano Bicocca; Luca Parisoli, professore presso l’Università della Calabria di Rende.

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Etiche dell'ambiente. A partire dall'intervento di Marco Armandi

L’immagine qui sotto faceva da frontespizio alla prima edizione di Curiositez de la nature et de l' arte dell'Abbé de Vallemont, un testo pubblicato nel 1705. Armandi ha utilizzato questa originale metodologia per spiegare come nella percezione del mondo naturale e quindi nella nostra idea di ambiente, si passi attraverso quelle che sono state chiamate “le tre nature”, dei modi di essere dell’ambiente rispetto all’uomo.

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Protagonisti dell'agorà

L'incontro pubblico tenutosi con Claudia Melica (La Sapienza) al Convento dei Minimi di Roccella Jonica ha centrato uno degli argomenti più cari a Scholé. Attraverso il suo percorso si può arrivare a comprendere che lo spazio pubblico è ciò che determina il nostro sapere come libertà, e che le trasformazioni cui continuamente va incontro non sono altro che forme della sua, cioè della nostra, sopravvivenza. Tale percorso si è articolato in un’analisi che, dalle antiche alle nuove agorà, attraverso una numerosa serie di spunti offertaci dalla studiosa romana, ci ha fatto riflettere su cosa intendiamo per spazio pubblico e ha dato nuovi stimoli al dibattito sul senso delle nostre iniziative pubbliche. 
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