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Riflessioni, appunti e pensieri in ordine sparso. Se volete contribuire con un articolo, scriveteci a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

 

Lincoln, le parole e la guerra

Se c'è una cosa che spesso viene dimenticata in ciò che concerne il concetto di politica è quel tratto machiavelliano che la caratterizza nella sua pratica e nella sua concretezza; la sua interconnessione con il potere è spesso considerata come un fatto deteriore e infimo, una fastidiosa conseguenza dovuta alla contingenza delle cose che offusca la visione purista del "modello" ideale da perseguire.

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Politica e (cattiva) retorica

Nella loro essenzialità le parole ‘linguaggio’ e ‘politica’ sono attraversate da un rapporto di sinonimia. Esse indicano il medesimo oggetto, realizzano una piena identità. Non v’è dubbio che nello svolgimento della storia degli uomini e nel decorso delle teorie le categorie di linguaggio e politica siano state assunte separatamente, analizzate ognuna per se stessa e non v’è difficoltà a riconoscere che l’antica unità abbia prodotto sfere d’esperienza pienamente autonome, in cui sono maturati poteri e rapporti di forza spesso violenti e per nulla avvezzi al reciproco riconoscimento.

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Thinkwalking

Del pensare camminando. Pioniere fu Nietzsche che, per personale urgenza fisiologica e professionale intenzione polemica, scriveva in Ecce homo: «Star seduti il meno possibile; non fidarsi dei pensieri che non sono nati all'aria aperta e in movimento - che non sono una festa anche per i muscoli. Tutti i pregiudizi vengono dagli intestini. I'immobilità - l'ho già detto una volta - è il vero peccato contro lo spirito santo».

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Il "digital intellect" di Rheingold

Il titolo scimmiotta, forse in maniera troppa pigra, un concetto importante della storia del pensiero che è quello di general intellect del Marx dei Grundrisse. Tuttavia, quello che Howard Rheingold, l'inventore dell'espressione 'comunità virtuale', mette a punto nel suo nuovo libro (Perché la rete ci rende intelligenti, Milano, Cortina 2013, XIV-416) è il ruolo cruciale svolto dall'intelligenza digitale nell'epoca di Internet e dei social media. Meglio: l'obiettivo dell'autore statunitense è di redigere un prontuario per favorire la sopravvivenza e l'alfabetizzazione degli internauti.

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Lavoro-non lavoro, una storia infinita

Un vecchio criterio del materialismo storico afferma che l’animale umano, poiché non gli è dato di corrispondere con un ambiente univoco una volta per tutte, oltre a vivere è chiamato a riprodurre la vita. I tipi umani sono tali, cioè, da sposarsi, andare al bar e tesserarsi per un partito politico ma solo a patto di attrezzarsi per la sopravvivenza che non gli è affatto garantita fin da subito e per sempre.

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Pernacchia accademica

 "La vanità dello scrivere in filosofia".

"La cosa meno seria di uno scritto filosofico è che è uno scritto. Platone lo ha appunto scritto, ché la lettera VII, autentica o no, comunque ‘platonica’, rappresenta questa confessione necessaria di impotenza: […] lo sforzo di dire adeguatamente si converte nella consapevolezza che ogni dire resta inadeguato e che, pertanto, non sarebbe serio perseguire la vana plasticità dello scritto. […] L’avere una volta filosofato è continuare a filosofare, comunicandosi non già l’eredità dei risultati bensì la continuità della successione effettiva e concreta passante di mano in mano, all’interno restando della sua autonomia non cedibile ad alcuno."

la citazione è tratta da Anyphoteton di
Giovanni Romano Bacchin 1975 -
un uomo fatto di pensiero
(Belluno, 1929 - Rimini, 1995) è stato docente di Filosofia della storia e Filosofia della scienza presso l'Università di Perugia e di Filosofia della scienza presso l'Università di Lecce. Dal 1970 fino alla sua morte ha occupato la Cattedra di Filosofia teoretica presso l'Università di Padova.

Misi la frase che dà inizio alla citazione riportata nell'introduzione della mia tesi, proprio in esergo; il mio prof la vide solo pochi giorni prima della seduta di laurea, non gli avevo detto nulla perchè mi sembrava una frase tautologica e incontestabile... lui invece dette di matto dicendomi che la frase "La cosa meno seria di uno scritto filosofico è che è uno scritto" era una pernacchia accademica in faccia a una commissione piena di gente che scriveva di filosofia e che mi ero sicuramente giocata la lode!

Ho riso tutto il giorno! invano ho tentato di spiegargli l'inspiegabile (visto che la frase diceva già tutto da sola), anche gli argomenti più banali (era una frase scritta in un libro filosofico da chi scriveva libri filosofici ecc.) non l'hanno convinto, era inutile non capiva, mancava del tutto di profondità!

p.s. la lode l'ho presa naturalmente...

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Beni comuni, un’idea contro

Riproponiamo la recensione al saggio di Ermanno Vitale dal titolo Contro i beni comuni. Una critica illuminista (Laterza, Roma-Bari, 2013). In occasione della IV edizione della Scuola Estiva, che com'è noto è stata dedicata alla nozione di "comune", è stato interessante confrontare le tesi di Vitale con quelle di Ugo Mattei. Un contro Manifesto che replica alle dottrine benecomuniste proponendo che la tutela dei commons non sia l'antefatto della nuova politica antiliberista ma l'esito di una gestione del potere capace di provvedere tanto alle «garanzie del mercato», quanto alle «garanzie dal mercato».

Il taglio dello studio condotto da Ermanno Vitale sta per intero nel sottotitolo al volume Contro i beni comuni (Laterza, Roma-Bari, 2013). Quella del filosofo politico dell’Università di Aosta non è una mossa per ripudiare le teorie sostenute dai paladini dei commons ma si tratta piuttosto di una critica illuminista che replica al Manifesto dei beni comuni di Ugo Mattei (Laterza, Roma-Bari, 2011). Critica nel senso kantiano del termine, cioè un’analisi che mira a mettere in chiaro i limiti di un concetto, di un argomento, di una dottrina.

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Del comune sapere in Vitale e Mattei

Ripropongo qui di seguito due passaggi tratti da altrettanti saggi dedicati ai "beni comuni", argomento che è stato al centro della IV edizione della Scuola Estiva. Nello specifico, i virgolettati sono in coerenza con il tema del "sapere come bene comune" che ha riguardato il seminario 2013 della Scuola stessa. Cito i testi invertendo l'ordine di pubblicazione, quindi partendo dal volume più recente. Si tratta di Contro i beni comuni. Una critica illuminista di Ermanno Vitale (Roma-Bari, La Terza, 2013) e di Beni comuni. Un manifesto di Ugo Mattei (Roma-Bari, La Terza 2011).

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L'ira di un uomo agro

Dal latino “acer-acris-acre” che significa aspro. Il romanzo “La vita agra”, di Luciano Bianciardi, racconta di un’esistenza arida, disumana e infelice. La folla nauseabonda, individui come «ectoplasmi», «il traffico astioso», le luci, i rumori, il puzzo delle strade. Quella metropolitana non è affatto una dolce vita, ma un’esperienza che ha del mostruoso.

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Dante, Cantarano e la parola esplosa

Fin del primo incontro con la poesia di Dante ho notato che essa conteneva i prodromi di quelle stesse domande che io stavo cercando, in essa si riproducevano le mie personali esperienze di pensiero e ciò è dovuto alla scoperta sorprendente della coscienza sociale e poetica che appartiene alla lingua dantesca. Vi è una particolare affermazione che Dante fa nella Vita Nuova e poi riprende nel De vulgari eloquentia tanto da costituire un topos della sua poetica; egli dichiara di voler scrivere ciò che "non fu mai detto da alcuno", oppure di parlare di una "novità che non fu mai trattata in altro tempo".

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