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Europa Bene Comune

 
L’attitudine al pensiero critico maturata all’interno dell’associazione culturale Scholé ci ha spinto a elaborare un progetto sull’Europa e, in particolare, a mettere in relazione il vecchio continente con una delle questioni più politicamente promettenti degli ultimi anni. 
Da qui nasce “Europa bene comune” che si colloca nell’ambito del quadro dei valori di riferimento del programma della Commissione europea “Gioventù in azione”, coordinato dall’Agenzia Nazionale Giovani. 
 
striscia progetto europa bene comune
In un’epoca in cui si assiste all’adulterazione della natura di quei beni da sempre considerati indisponibili, cioè non assoggettati alla proprietà personale ma di squisito dominio pubblico, ci è sembrato pertinente sviluppare un ragionamento condiviso sulla necessità di recuperare il senso di ciò che chiamiamo “beni comuni”. In Italia e in più in generale in Europa con “commons” ci si riferisce ai prodotti naturali come l’acqua e l’intero patrimonio biologico costituito da flora e fauna, ma anche al corredo culturale e artistico dei Paesi, alla difesa dei territori e al lavoro. 
 
L’obiettivo del progetto, che si è concluso alla fine del 2013 con la pubblicazione del libro Del comune sapere dopo 215 giorni di intense attività iniziate già da maggio dello stesso anno, è stato quello di strutturare un sentimento consapevole in riferimento all’importanza dei beni comuni e, soprattutto, in relazione alla forma che tali beni assumono in ambito europeo. Oltre a noi, promotori del progetto, parecchi altri gruppi e individui sono stati e saranno raggiunti grazie alle attività promosse, sia in uscita sul territorio per raccolta dati e informazioni sull’argomento del progetto, sia in occasione di incontri pubblici o di sedute operative non formali di carattere organizzativo. 
Da cittadini ciò che teniamo a mettere in chiaro è il valore cruciale della salvaguardia dei beni comuni cui le istituzioni europee dedicano una fondamentale attenzione in termini di programmazione e di creazione di strategie giuridico-politiche di cui ne è prova la Carta dei diritti fondamentali. Un altrettanto valido contributo può e deve essere fornito dal basso, proprio dai cittadini stessi, nella misura di un carattere attivo del nostro sentirci partecipi di una comunità allargata, che va oltre i confini nazionali e che si basa su un pensiero non tanto economico, quanto ecologico. Laddove l’ecologia indica la cura dell’ambiente in cui si abita. 
 
I PROMOTORI
alessandraMallamo - chiaraMallamo - mariaMerante - angeloNizza - marcoRisadelli -alessandraScali
 
Il progetto viene realizzato grazie al PROGRAMMA GIOVENTù IN AZIONE, con un contributo erogato dalla COMMISSIONE EUROPEA nell'ambito dell'Azione 1.2 -iniziative giovani nazionali. 
 
 
Quello di “Gioventù in Azione” è un programma della Commissione Europea - Direzione Generale Istruzione e Cultura rivolto ai giovani tra i 13 e i 30 anni. Con la coordinazione dell’Agenzia nazionale giovani, un organismo pubblico controllato dal Governo Italiano e dalla Commissione stessa, il programma si propone di promuovere l'educazione non formale, la mobilità giovanile internazionale di gruppo e individuale e le attività di volontariato all'estero, l'apprendimento interculturale e le iniziative giovanili. L’intero programma si articola in 5 Azioni operative, a loro volta suddivise in più sottoazioni. Il progetto “Europa bene comune” si colloca nell’ambito dell’Azione operativa “Gioventù per l’Europa”, in accordo con la sottoazione 1.2 denominata “Iniziative giovani”. In coerenza con i propositi del progetto, tale misura prevede iniziative di gruppo concepite a livello locale, regionale e nazionale finalizzate alla costituzione di reti di progetti tra vari Paesi, per rafforzarne il carattere europeo e per moltiplicare la cooperazione e lo scambio di esperienze tra i giovani.
 
Attività
 
Interviste comuni
Abbiamo fatto un po' di domande in giro, ad amici, conoscenti, cittadini di Roccella Jonica con cui ci siamo fermati a parlare del nostro progetto. Volevamo capire quanto si conoscevano i beni comuni, come erano percepiti e in che modo la consapevolezza di ciò che è bene comune può aiutarci a nostra volta a renderci cittadini più attenti della nostra realtà e coscienti delle nostre scelte. 
Ecco un poco di risposte che ci sono sembrate interessanti
 
D. Quale significato assegni alla parola 'comune'?
R. 'Comune' è tutto ciò che è pubblico, accessibile a ognuno di noi in eguale misura senza alcuna distinzione.
R. Credo che ne abbiamo smarrito il senso profondo. Siamo diventati troppo individualisti ed egoisti per accorgerci dell'importanza del 'comune'.
R. Condiviso: significa questo, no?
R. Ho difficoltà a confrontarmi con questa parola, perché non ne condivido il contesto politico cui sembra fare riferimento. Preferisco non rispondere.
R. Secondo me è sinonimo di pubblico, cioè qualcosa che appartiene a tutti, come l'aria.
R. Esprime lo spirito della relazione, della cooperazione.
 
D. Dai un esempio di bene comune che ritieni il più importante e spiega perché.
R. Il lavoro. Perché oggi più che mai ce ne è bisogno e sarebbe buono e giusto che ognuno di noi avesse una chance.
R. Io sono un'insegnante, quindi dico senza dubbio la scuola. Il motivo? L'educazione è di tutti ed è per tutti. Difendiamola.
R. Un bene comune è la Costituzione, perché è la base del nostro vivere insieme e delle leggi che lo regolano.
R. Ce ne fossero di beni comuni. Ho difficoltà a individuarne, davvero non saprei...
R. La casa è un bene comune. Ma vi pare una roba da civili non avere il minimo per sopravvivere e parlo di un tetto e di acqua potabile?
R. Sicuramente l'acqua. Potremmo discutere per ore. Già per i greci era un principio primo. Tendenzialmente non si muore di fame, ma di sete: quindi l'acqua è un bene che deve essere fruibile da tutti, senza eccezioni.
 
D. La tendenza alla privatizzazione dei beni e dei servizi riguarda anche l'ambito dei saperi e delle conoscenze. Quanto è opportuno che la cultura mantenga una dimensione comune?
R. Beh, direi: senza cultura non esiste futuro. La cultura è tutto.
R. La cultura è garanzia di una vita buona. Penso che sia assolutamente necessario ritenere i saperi e le conoscenze come qualcosa di pubblico, che possa circolare fra le persone con facilità e non come se fosse una merce.
R. È opportuno perché la cultura è incontro, dialogo.
R. Sì certo, siamo d'accordo che sia giusto considerarla un bene comune. Ma allora i costi del settore? Insomma, anche la cultura ha una filiera da mantenere. Non so, la cosa mi sembra un po' più complicata.
R. Il web può essere un valido strumento in questa direzione, poiché permette una trasmissione universale e, soprattutto, dà occasione a ognuno di noi di contribuire alla produzione di conoscenza.
R. Privatizzare la cultura è un suicidio collettivo. Capisco che esiste un'industria che ci lavora dietro, ma la vita non è riducibile alla proprietà privata.
 
D. Se pensiamo all'Europa, ci riferiamo a un bene comune?
R. Credo proprio di sì, perché l'Europa rappresenta ormai il nostro ambiente di riferimento.
R. Secondo me si tratta di un obiettivo da raggiungere, soprattutto sul piano politico poiché  ancora resistono tendenze di tipo nazionale.
R. Europa bene comune è la frontiera del futuro. Tutti quanti dobbiamo impegnarci per realizzare questo sogno.
R. Penso di sì. Sebbene ci siano molte differenze fra i paesi del sud e quelli del nord, e non mi riferisco solo alle distanze economiche ma anche a quelle propriamente geografiche e culturali, sono convinto che pensare agli Stati Uniti d'Europa come a un unico grande Paese sia un'idea vincente.
R. Non mi sento di dire che lo sia. Troppe disparità, i pesi fra i paesi non sono distribuiti in maniera uguale. Sarei più propenso a ritenere il Mediterraneo come un bene comune, coinvolgendo entrambe le sponde, sud e nord, e l'est e l'ovest.
R. Sono un'europeista convinta. L'Europa è la nostra casa, con l'indebolimento dei governi nazionali è l'unica via d'uscita dalla crisi.
 
D. Nel 2011 l'Italia è stata protagonista di una campagna referendaria sull'acqua bene comune. Quella esperienza ha fatto da prologo a un'attività più ampia finalizzata alla costituzionalizzazione dei beni comuni tuttora in corso.  A proposito di quale altro bene o servizio ritieni necessario applicare forme di democrazia dal basso per regolamentarne lo statuto?
R. Dico sicuramente la scuola. Occorre investire sull'educazione pubblica e lo Stato e l'Europa devono sostenerla di più.
R. A me piacerebbe che la sanità fosse un servizio comune nel senso che si dovrebbe invertire l'iter di tipo aziendale che stiamo conoscendo negli ultimi anni.
R. Sono una dottoranda senza borsa. Io vorrei che la ricerca fosse un bene comune per chi nella vita sceglie di dedicarsi alla studio. Non è possibile sostenere tre anni e forse più senza un'entrata fissa.
R. Propongo le piazze delle nostre città, soprattutto di quelle piccole. Un referendum che decida sulla assoluta libertà degli spazi che, dunque, non devono essere concessi per uso privato ai singoli locali.
R. La raccolta differenziata: che ogni comune la faccia per legge. Anche i rifiuti sono un bene comune, altrimenti diventano una minaccia.
R. L'accesso a internet deve essere un bene comune. Insomma, una campagna a favore del web pubblico con reti wi-fi distribuite sul territorio nazionale.  
 
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Il seminario di studi “Del comune sapere” si è svolto durante una delle giornate della Scuola estiva di alta Formazione in filosofia “Giorgio Colli” di Roccella Jonica, organizzata dall’Associazione culturale Scholé. In un’ottica di pensiero critico e di cittadinanza attiva e tenendo conto che la costruzione di un’Europa come bene comune non possa prescindere dalla questione qui presentata, abbiamo ritenuto ragionevole assegnare al complesso dei saperi la peculiarità che spetta a ciò che chiamiamo “bene comune”. Aprendoci ai cittadini interessati, oltre ai sei partecipanti al progetto sono state coinvolte altre quattro persone provenienti dal territorio nazionale. Si è trattato di giovani studiosi invitati a presentare un contributo originale sull’argomento, in coerenza con il profilo filosofico della Scuola che ci ha ospitato. Così procedendo è stato possibile instaurare produttive dinamiche di confronto e di dialogo peer-to-peer, finalizzate all’approfondimento di una tematica già peraltro presente nella letteratura di settore, basti pensare al celebre articolo di Stefano Rodotà dal titolo “Il sapere come bene comune”. Di seguito è opportuno operare una ricognizione sull’idea guida dell’intero seminario.
Il concetto di comune individua un argomento, amplissimo e quanto mai attuale, che attraversa l’intera storia del pensiero filosofico arrivando fino ai giorni nostri, epoca in cui si avverte l'esigenza di recuperare le radici teoriche e pratiche della questione alla luce delle correnti trasformazioni socio-economiche e politiche. Diventa cruciale chiedersi cos’è che oggi ci accomuna e come sono cambiati i tratti comuni al variare delle condizioni materiali di produzione e riproduzione della vita. L’obiettivo è quello di leggere il presente assumendo come filtro una parola che rifugge l’egoismo opportunistico dei nostri tempi moderni per riabilitare quegli aspetti distintivi del ‘cum’, di cui il singolo ‘io’ è solamente un effetto, una conseguenza, mai l’origine.
Nell’ambito di questo quadro teorico, la sessione seminariale si è occupata di un aspetto specifico. Si è trattato, infatti, di dare conto del sapere come bene comune. Il sapere, inteso come pensiero generale di una comunità, insieme di conoscenze linguisticamente articolate, di natura tecnica o specialistica, ma anche inerenti l’eticità delle trame dialogiche quotidiane sedimentate all’interno di gruppi e ambienti, è tale se ha una dimensione pubblica, socializzante, irreversibilmente non privata.
Per legittimare lo statuto transindividuale del sapere vale lo stesso argomento con cui Wittgenstein ripudia lo psicologismo solipsistico, criticando ogni sorta di linguaggio privato. Non esiste un sapere che solo il singolo è in grado di comprendere. Il sapere privato è un ossimoro, non ha alcun diritto di cittadinanza perché, parafrasando le Ricerche filosofiche, non dispone di «alcun criterio di correttezza», cioè non svolge nessuna «funzione», non ha alcun uso. Così come un linguaggio privato non è capito neanche dal suo più abile locutore, allo stesso modo anche un sapere privato non ha alcuna possibilità di essere compreso dal soggetto che ne è depositario.
È decisivo afferrare che l’esser bene comune del sapere non è un dato già acquisito, ma una sfida da perseguire. Vale a dire: la posta in gioco è la rivendicazione del sapere come luogo in cui è possibile l’espressione della pura intelligenza generale. Da qui una serie di nodi su cui è insistita la nostra riflessione.
La prima domanda riguarda un aspetto essenziale per la vivibilità di ciò che descriviamo con il termine ‘sapere’, ovvero, in cosa consiste e in che modo è possibile definire una condizione di libertà da attribuire alla conoscenza? Se per libertà si intende una modalità dell’agire che si configura come un emanciparsi da, allora bisognerà immaginare un sapere libero dal potere dominante, autonomo e indipendente. Tuttavia rimane il problema dell’alleggerimento dal peso delle necessità che la ricerca, il suo sviluppo e la sua diffusione impongono: è chiaro che al fondo di ogni attività umana significativa c’è l’investimento che su di essa viene fatto da parte di tutti i soggetti che ne sono coinvolti, in termini economici e di tempo, produttivo e riproduttivo. Per questa via, la questione del valore che il sapere assume o produce e dunque l’intrinseco legame con la valuta, cioè con il significato economico che esso riveste in una società. Ma la questione del valore, e della validità, richiama tutta la strategia dei rapporti tra gli uomini. In questo senso, non si tratta, banalmente e insinceramente, di concepire un sapere purificato dalle perversioni del potere, ma di capire quale potere esso produce nel momento in cui si prende consapevolezza politica, giuridica e filosofica della sua natura logica e storica - il suo essere essenzialmente comune - e lo si definisce un bene. 
Da questo punto di vista, il sapere come bene comune è il luogo in cui si produce lo scontro decisivo per la libertà e per l’uguaglianza, che coinvolge anche la grande e attualissima discussione sul problema dell'accesso e della circolazione delle conoscenze e sul ruolo che svolge il web in relazione a tali dinamiche.
 
Bibliografia minima:
AA.VV. , 2012, Aut Aut - Il coraggio della filosofia, n. 353, Il Saggiatore, Milano
AA.VV. , 2012, Aut Aut - Vuoti di sapere, n. 353, Il Saggiatore, Milano
AA.VV. , 2012, La conoscenza in una società libera, Levante editori, Bari
Amoroso Bruno, 2000, Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro, Dedalo, Bari.
Amoroso Bruno, 2009, Per il bene comune. Dallo stato di benessere alla società del benessere, Diabasis, Reggio Emilia
Arendt Hannah, 1993, Che cos’è la politica?, Edizioni di Comunità, Torino, 2001
Aristotele, Etica Nicomachea, a cura di Carlo Natali, Laterza, Roma-Bari, 1999
Aristotele, Politica, a cura di Carlo Augusto Viano, Bur, Milano, 2002
Bevilacqua Piero, 2012, Elogio della radicalità, Laterza, Roma-Bari
Mattei Ugo, 2011, Beni comuni. Un manifesto, Laterza, Roma-Bari
Mattei Ugo, 2013, Contro riforme, Einaudi, Torino.
Marazzi Christian, 1994, Il posto dei calzini. La svolta linguistica dell’economia e i suoi effetti sulla politica, ed. 1999, Bollati Boringhieri, Torino
Marconi Diego, 2012, Sulla valutazione della ricerca in area umanistica e in particolare in filosofia, “Iride”, n. 3/2012, Il Mulino, Bologna, pp. 451-474
Nussbaum Marta, 2012, Non per profitto, Il Mulino, Bologna
Pennacchi Laura, 2012, Filosofia dei beni comuni, Donzelli, Roma
Pinto Valeria, 2012, Valutare e punire, Cronopio, Napoli
Rodotà Stefano, 1981, Il terribile diritto. Studi sulla proprietà privata, Il Mulino, Bologna
Rodotà Stefano, 2008, Il sapere come bene comune, Festival filosofia Modena, http://www.privacy.it/rodota20070915.html 
Virno Paolo, 2012, E così via all’infinito, Bollati Boringhieri, Torino
Virno Paolo, 1986, Convenzione e materialismo. L’unicità senza aurea, ed. 2011, DeriveApprodi, Roma
Wittgenstein Ludwig, 1953, Ricerche filosofiche, a cura di Mario Trinchero, Einaudi, Torino, 1983
 
 
Incontri pubblici serali
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Gli incontri serali hanno consentito a noi e tutti gli intervenuti di confrontarci con esperti e studiosi sul tema dei beni comuni e su quello che tutto ciò significa rispetto al nostro ruolo e alla nostra consapevolezza di cittadini europei. i primi due incontri con UGO MATTEI, giurista italiano di fama internazionale e redattore del testo del referendum sull'acqua pubblica, ci ha permesso di discutere di diritto dei beni comuni in merito alla situazione italiana e in relazione al contesto europeo.
Abbiamo parlato di Costituzione e di beni comuni cercando di cogliere quelle che sono le possibilità e le responsabilità cui ognuno di noi va incontro, in particolare alla luce delle prossime elezioni del parlamento europeo nel 2014.
A Placanica abbiamo discusso con Giuseppe Cantarano, docente di filosofia  contemporanea all'Università della Calabria, e Piero Bevilacqua, docente di storia presso La Sapienza di Roma, autorevole rappresentante del pensiero ecologico e del pensiero meridiano. Con i due studiosi abbiamo potuto riflettere sul peso che può avere la nostra posizione geografica, al centro del Mediterraneo rispetto allo sviluppo dell'Europa, il senso del pensiero mediterraneo può influire notevolmente sulle scelte per il nostro futuro, in particolare rispetto al rapporto con culture extraeuropee ma comunque vicino a noi, le cui storia, come dimostrano i fatti più recenti, tendono a mescolarsi e integrarsi.
L'ultimo incontro pubblico è stato dedicato a al rapporto tra Europa e mondo, soprattutto in relazione alla complessa situazione economica venutasi a creare in seguito alla globalizzazione. ll dialogo con il noto economista Bruno Amoroso, docente di economia presso numerose università sparse per il mondo, ci ha portato inevitabilmente a discutere della crisi e in particolare a riflettere sulle possibili politiche europee da mettere in atto per migliorare la situazione e uscire dallo stallo economico e sociale in cui ci troviamo, promuovendo i concetti di rete di comunità economiche e di solidarietà tra gli stati.
 
 
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