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La filosofia del manager e la storia operaia

“Ci sono problemi più grandi,
ai quali il mercato non è in grado di dare soluzione”
Sergio Marchionne (...sob)

Non era bastato renderlo precario, massacrante, frustrante. Non era bastato calpestare il diritto al lavoro, bisogna evidentemente distruggere il diritto che lo regge dall’interno, la spina dorsale che permette a tutti coloro che lavorano di camminare a testa alta, non tanto di sentirsi più ricchi, o più felici, ma più liberi.

L'evento cui mi riferisco è il famoso Referendum Fiat di qualche anno fa sulla riduzione delle pause e le modifiche ai turni fino a giungere a cicli di dieci ore consecutive,  possiamo notare quanto in quell'occasione sia stato importante il voto dei colletti bianchi, gli impiegati che a Mirafiori sono in gran parte capi e struttura gerarchica (ma non determinante, per 9 voti avrebbe comunque vinto il sì). Come sempre il cinema aveva predetto tutto, con Mario Monicelli che ne I compagni raccontava gli scioperi del 1902 a Torino.
Oltre che per le capacità profetiche (i colletti bianchi, salariati come gli operai ma un gradino più sopra, sono sempre collusi con il potere padronale), quel film è da ricordare per la sua capacità di parlare di un passato che a quanto pare non passa. Storico non nel senso del passato, ma del presente che si fa storico e che annulla ogni progresso sociale a favore di uno sviluppo selvaggio del capitale. Storico perché nella scena in cui l'impiegato dice agli operai in sciopero “io sono un salariato come voi”, stando dentro lo spazio del padrone oltre la porta dove quelli vogliono entrare, incarna la credenza secondo cui “la storia non può essere niente altro che storia borghese” (Pasolini). Film storico nell’unico senso possibile insomma.
Ma nella barbarie, tra partiti che cancellano la sinistra non solo dal nome ma anche dal pensiero più recondito, e sono tuttavia più sinistri che mai, tra manager col maglioncino e leader in mutande, pur avendo profondo rispetto per tutti coloro che, tra gli operai, hanno votato sì, mi commuove e mi esalta la scelta di quelli che hanno rifiutato l’accordo.
È a loro, e a persone come loro, che un giorno dai libri di storia, noi e molti excollettibianchi, diremo grazie.

A chi si chieda cosa c’entri tutto ciò con un blog in cui si dice di filosofia, rispondo che Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, è laureato nella suddetta disciplina. E questa non è una risposta ironica, ma drammatica.

 

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