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Bodei, immaginare altre esistenze

di Giuseppe Cantarano
L'ultimo, bel libro di Remo Bodei («Immaginare altre vite», Feltrinelli) si interroga su una questione cruciale della nostra esistenza. Quella dell'identità personale. Poiché ciascuno di noi non si accontenta solamente di vivere. Di esistere, diciamo così, biologicamente. Ma aspira ad una vita migliore.
 
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E per aspirare ad una vita migliore deve riconfigurare incessantemente la propria identità personale. Se è vero che dipendiamo dalla natura è altrettanto vero che l'evoluzione della nostra specie non è altro che il tentativo di conquistare sempre più margini di autonomia e indipendenza rispetto ad essa. Se siamo consegnati alla vita, non vogliamo, non accettiamo di lasciarci passivamente dominare dal suo determinismo, ci dice Bodei. Le scienze mediche e biotecnologiche non operano, forse, in questa direzione di progressiva emancipazione dal dominio della natura? Ma nonostante ciò, alla natura restiamo vincolati. Non fosse altro che noi siamo natura. È all'interno di questa contraddittoria oscillazione polare che ciascuno di noi cerca di costruirsi la propria identità. Facendo ricorso a tutta una serie di dispositivi storicamente consolidati. Di strategie diffusamente sperimentate. E il dispositivo, la strategia quantomeno più curiosa - di cui ci parla Bodei - consiste nell'immaginare altre vite. Certo, da sempre l'immaginazione ha giocato un ruolo decisivo per la costruzione della nostra identità. Senza l'immaginazione, ciascuno di noi rimarrebbe - o sarebbe rimasto - rinchiuso nel suo angusto guscio individuale. E invece immaginiamo altre vite possibili. Che prendiamo non solo dalla realtà. Da donne e uomini in carne e ossa che assumiamo come modelli. Tentando in qualche modo di emulare. Quelle donne, quegli uomini che noi vorremmo essere. Ma anche dalla letteratura. Mentre fino a pochi anni fa - osserva Bodei - i modelli da imitare si limitavano alla ristretta rete familiare, alle poche amicizie e alle figure esemplari dei romanzi letti prevalentemente nella nostra infanzia, oggi il repertorio si è ampliato. I personaggi con cui identificarsi proliferano a tal punto che il nostro io non riesce a contenerli. E rischia di implodere. Ma nell'odierna interconnessione globale in cui tutti noi ormai viviamo, ci si può sentire - paradossalmente - sempre più soli. Eppure, per fronteggiare questa solitudine globale senza identità - conclude Bodei - c'è un solo rimedio: immaginare altre esistenze.
Pubblicato su L'Unità del 31 January 2014, edizione Nazionale (pagina 19) nella sezione "Speciali"
 
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