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Fini della democrazia. Nota a Zagrebelsky

Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini. È questo il titolo di uno degli ultimi saggi di Gustavo Zagrebelsky, giurista italiano, presidente emerito della Corte Costituzionale e professore - sempre emerito - all'università di Torino.
Uno di quei "professoroni, rosiconi e gufi" cui si riferiva qualche tempo fa, con l'eleganza che la contraddistingue, la nostra ministra delle riforme Maria Elena Boschi a proposito delle critiche che il nostro aveva avanzato, insieme a illustri colleghi, alla riforma del Senato e all'Italicum.

Il libro ha uno spirito problematico e aperto, come rivela anche la sua originale struttura: a una prima parte che contiene il saggio vero e proprio segue una raccolta di testi suddivisa in lezioni e interviste, da Platone e Aristotele si passa ad autori contemporanei come Canfora, Todorov, Augè, quasi a far dialogare insieme la riflessione filosofica e quella sull'attualità.
Alla fine del libro due report: uno è dedicato ai Numeri della postdemocrazia, con una serie di mappe tematiche e statistiche relative allo stato della democrazia nel mondo, l'altro, Cronologia dell'ultimatum, è una singolare ricognizione dei tanti e diversi aut aut che, sotto la pressione della crisi, hanno riempito le pagine dei quotidiani negli ultimi anni; generando quella sorta di psicosi collettiva che ci ha fatto vivere per parecchio tempo in una sorta di disaster movie, il ricchissimo sottogenere del cinema di fantascienza in cui si annuncia puntualmente la fine del mondo.

A ben vedere la sezione che chiude il volume è dedicata al "pensiero della fine" e credo che, proprio per questo, sia strettamente legata al discorso sui fini di cui Zagrebelsky reclama la necessità.

Sul costante richiamo alla fine lavora infaticabile il mercato finanziario, come una chiesa (medievale) al servizio del suo dio immortale: il denaro.
Non uso questa formula come un semplice luogo comune ma per restituire un passaggio logico e storico di cui tutti siamo testimoni: il denaro diventa esattamente il fine verso cui tende ogni cosa (da lui) creata. Egli è colui che detta la legge, che continuamente si manifesta attraverso se stesso in quanto mezzo (la finanza vicaria di dio in terra) e attraverso la nostra esistenza (l'economia reale), diventata a sua volta uno strumento della sua potenza.

Fine e fini dunque si confondono, in un tempo in cui la democrazia manifesta gli aspetti più ambigui della sua natura: "democrazia è parola mimetica e promiscua" che in ragione di ciò può essere continuamente piegata e adattata a circostanze diverse, per lo stesso motivo è una parola a cui i detentori del potere non vogliono rinunciare, un abito buono per tutte le occasioni, che mostra così la sua vuotezza. "Parliamo di democrazia sapendo che usiamo una parola che si presta alla menzogna": in questo esser consapevoli consiste il tratto nichilista della nostra sostanza politica.
Il senso di spaesamento in cui viviamo è l'espressione emotiva di un pensiero innegabile, ovvero che il sistema democratico non abbia nessun altro fine se non essere mezzo del suo mantenersi in vita, e che la sua vita non sia altro che una continua tendenza al vuoto politico, economico, sociale, il fine si coniuga alla fine indissolubilmente.
Tuttavia si continua a definire democrazia questa forma di governo, recuperando di questa parola la dimensione attiva e responsabile cui è chiamato ogni membro di una comunità che si definisce democratica. "La democrazia è il solo regime che può presentarsi come l'organizzazione di un potere disinteressato", i nostri governanti possono dire in ogni momento di agire nell'interesse altrui e occultare l'oligarchia di cui in realtà sono rappresentanti, in cui le espressioni 'prima', 'seconda' e 'terza Repubblica' non indicano altro che guerre di successione.

A differenza di chi scrive questa nota, Zagrebelsky sembra trovare ancora nella formula democratica gli elementi propulsori di una rinascita. Ispirato dal pensiero liberale di Bobbio, egli sottolinea giustamente come un regime oligarchico travestito da democrazia abbia in sé la contraddizione che consente a chi è escluso di combatterlo legittimamente, proprio in nome di quei principi dietro cui si nasconde. La proposta è affascinante, soprattutto quando poi si legge, nella sezione interviste, Canfora che sembra dare concretezza a questa idea quando vede l'educazione e la scuola come lo strumento con cui cambiare la "postdemocrazia".
Rilancio con Gramsci: Il pessimismo della ragione mi impone di pensare che sia proprio la possibilità che ci viene lasciata a costituire il motore principale di questa politica degenere e che quindi ci troviamo di fronte a un esaurimento strutturale della formula democratica. L'ottimismo della volontà consiste forse nell'accettare di confrontarsi con questa realtà, con la nostra responsabilità e con il mito di noi stessi.
A questo proposito, penso che uno dei passaggi più raffinati e "difficili" della riflessione di Zagrebelsky sia nel sottolineare - un po' amaramente dal suo punto di vista - che la democrazia realisticamente sia il lavorio continuo di distruzione delle oligarchie, con la consapevolezza che a un'oligarchia ne seguirà subito un'altra. Penso sia proprio così: molte fini e molti fini.
L'aspetto positivo è che in questo perenne movimento la democrazia si riconosce come una forma di governo portatrice di valori non assoluti e di identità non infrangibili.
Se non c'è un unico compimento, un'unica fine e un unico fine, un unico modo di essere e un'unica idea di governo, si apre il campo della possibilità, dell'affermazione della differenza, della nascita del nuovo. Basti vedere come la società, proprio ora che i tempi sono più bui, si sia (duramente) risvegliata su problematiche e temi che fino a poco tempo fa si ritenevano impensabili nel dibattito pubblico. Non siamo certo più sereni, più liberi, più felici ogni giorno che passa, però siamo ora nella condizione di porci il problema della nostra libertà.
Ponendosi problemi e domande ci si mette in movimento. Ma questo lo sapete già, altrimenti non stareste navigando su un sito che si occupa di filosofia.

Nella galleria fotografica trovate il prologo del volume

Zagrebelsky

 

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