Menu
foto di Alessandra Scali foto di Alessandra Scali

Comunismo ermeneutico. Intervista a Gianni Vattimo

Proponiamo qui di seguito una recente intervista a Gianni Vattimo apparsa sul quotidiano il manifesto in occasione dell'uscita per Garzanti del libro scritto insieme a Santiago Zabala Comunismo ermeneutico. Da Heidegger a Marx (prima edizione: Hermeneutic Communism: From Heidegger to Marx, Columbia University Press, 2011). Vattimo, che già è stato nostro ospite nel 2013, tornerà a Roccella questo luglio per chiudere la sesta edizione della Scuola estiva.

di Paolo Ercolani (il manifesto, 9/04/2015)

Il senso comune sug­ge­ri­sce che, a volte, un aned­doto si riveli più elo­quente di cen­ti­naia di pagine in cui cam­peg­giano raf­fi­na­tis­sime ana­lisi filo­so­fi­che. Sarà per que­sto che, a leg­gere il nuovo libro di Gianni Vat­timo e San­tiago Zabala (Comu­ni­smo erme­neu­tico. Da Hei­deg­ger a Marx, Gar­zanti, pp.181, euro 22), torna alla mente l’episodio di Marx con la signora Kugel­mann, la moglie del noto gine­co­logo che ospitò il filo­sofo a casa sua, per alcuni mesi, dopo che aveva ulti­mato la ste­sura del primo libro del Capitale.

Tro­van­dosi tutti insieme a tavola, si narra che un ospite avesse pun­zec­chiato la «vec­chia Talpa» pro­vo­can­dolo con una domanda su chi avrebbe luci­dato le scarpe nella società comu­ni­sta. «Lei, natu­ral­mente!», lo ful­minò Marx.
La signora Kugel­mann, per stem­pe­rare il clima, com­mentò scher­zo­sa­mente che non riu­sciva a imma­gi­narsi Marx in una società vera­mente egua­li­ta­ria, visti i suoi gusti e le sue abi­tu­dini così ari­sto­cra­tici. «Nem­meno io», fu la rispo­sta del filo­sofo tede­sco, «quell’epoca verrà ma noi non ci saremo più!». Ne par­liamo con Gianni Vat­timo.


Nel libro viene pro­po­sta un «comu­ni­smo erme­neu­tico» come deri­va­zione del socia­li­smo boli­va­riano. Chá­vez e il Vene­zuela eredi di Castro e Cuba, insomma… Ma è rea­li­stico?
Il richiamo ai lati­noa­me­ri­cani, anche se non si limita alla dedica del libro, non è però l’indicazione di un modello poli­tico che si voglia appli­care alle nostre con­di­zioni euro­pee. È piut­to­sto una sem­plice allu­sione alla pos­si­bi­lità, oggi, di un ordine diverso da quello capi­ta­li­stico ed euro-atlantico. Come a dire: guar­date che un mondo diverso è pos­si­bile, si è rea­liz­zato e si sta ancora rea­liz­zando là dove non sem­brava potersi tro­vare. Se vuoi, è una spe­cie di pre­oc­cu­pa­zione «rea­li­stica» quella che cer­chiamo di espri­mere con quei richiami. E non solo: che esi­sta e si con­so­lidi un socia­li­smo lati­noa­me­ri­cano è deci­sivo per noi anche a livello mon­diale. Solo se appare sulla scena un com­plesso di paesi anti­ca­pi­ta­li­stici che bilan­cino, anche in sede di Onu, il potere delle mul­ti­na­zio­nali ancora sem­pre basate nell’Occidente «atlan­tico», è vero­si­mile che l’Europa si scuota di dosso il domi­nio euro-americano-bancario che la soffoca.

Le «misio­nes» instau­rate da Chá­vez (gruppi di cit­ta­dini volon­tari che affian­cano l’amministrazione pub­blica in set­tori nevral­gici, «ndr»), che hanno entu­sia­smato per­so­na­lità come Chom­sky e Oli­ver Stone, sem­brano rac­con­tare di una par­te­ci­pa­zione popo­lare fat­tiva, ben al di là dei miti popu­li­stici dei nostri lidi. Dei Soviet del XXI secolo?
Le misio­nes ci sem­brano feno­meni esem­plari per­ché sono il modo in cui Chá­vez ha rea­liz­zato una pro­fonda tra­sfor­ma­zione dello stato, senza sca­te­nare una lotta san­gui­nosa con­tro le vec­chie buro­cra­zie: ha loro affian­cato, come ausi­lio, sti­molo, forse anche forma di con­trollo, una sorta di «bri­gate» popo­lari. Direi per­sino che era lo scopo che si pre­fig­geva la «rivo­lu­zione cul­tu­rale» cinese, comun­que sia poi finita. E molto più sem­pli­ce­mente offrono l’esempio di una pos­si­bile par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica al governo di un paese che non si riduca ad andare alle urne una volta ogni cin­que anni. È vero che in paesi come il Vene­zuela o altre nazioni lati­noa­me­ri­cane ci sono tra­di­zioni comu­ni­ta­rie diverse e più vive che da noi. Dun­que, l’esempio delle misio­nes o di forme di par­te­ci­pa­zione simili deve essere con­si­de­rato con pru­denza e con­sa­pe­vo­lezza delle dif­fe­renze. Ma non pos­siamo negare che anche qui c’è qual­che sug­ge­stione valida per la nostra demo­cra­zia così asfit­tica.

Il vostro «comu­ni­smo erme­neu­tico» nasce da una filo­so­fia anti­rea­li­sta che non vuole fon­darsi sulla «verità dei fatti». Per­ché, scri­vete, que­sta pre­sunta realtà è mani­po­lata dai media del main­stream, vero oppio dei popoli della nostra epoca. Siamo di fronte a una nuova appli­ca­zione del «pen­siero debole»?
L’attributo «erme­neu­tico» che accom­pa­gna il comu­ni­smo nel titolo del libro ha anzi­tutto il senso di togliere l’illusione e la pre­tesa del socia­li­smo «scien­ti­fico». Non cre­diamo affatto che l’economia mar­xi­sta sia scien­ti­fi­ca­mente migliore di quella bor­ghese del capi­ta­li­smo, anche per­ché la stessa idea di una eco­no­mia poli­tica come «scienza» con gli attri­buti di ogget­ti­vità e di spe­ri­men­ta­lità, che una scienza moderna dovrebbe avere, è già un mostro ideo­lo­gico. Que­sto lo sapeva bene anche Marx. Il quale però con­ti­nuava a col­ti­vare l’idea posi­ti­vi­stica, sostan­zial­mente, che la sua dot­trina, almeno come filo­so­fia della sto­ria, avesse una qual­che cor­ri­spon­denza con la realtà del mondo. Ma essendo un hege­liano, sia pure con i piedi per terra, non poteva vederla dav­vero in que­sto modo. Che solo il pro­le­ta­riato espro­priato, secondo lui, potesse cogliere e attuare il vero senso della sto­ria mostra che anche lui stava più dalla parte dell’ermeneutica che da quella del «rea­li­smo» vec­chio o nuovo. E, in defi­ni­tiva, è vero che il comu­ni­smo erme­neu­tico è una decli­na­zione poli­tica del pen­siero debole: non ci sono fatti, solo inter­pre­ta­zioni, secondo la più scan­da­losa affer­ma­zione di Nie­tzsche, per il quale però «anche que­sta è un’interpretazione».

Marx e Hei­deg­ger sono i teo­rici ispi­ra­tori della vostra pro­po­sta. Ma il primo era un razio­na­li­sta dell’oggettività e per nulla un erme­neuta. Il secondo, in com­penso, ripren­deva l’empito ari­sto­cra­tico già pro­prio di Nie­tzsche. Come con­ci­liarli in un pro­getto rea­li­sti­ca­mente inno­va­tivo?
I nostri filo­sofi di rife­ri­mento, non solo Marx e Hei­deg­ger ma anche Nie­tzsche, Rorty, e Schür­mann, sono figure da «inter­pre­tare». Lasciamo qui da parte Marx, ma certo Nie­tzsche e Hei­deg­ger sono per­so­naggi con­flit­tuali che noi ripren­diamo con­sa­pe­voli delle loro pro­ble­ma­ti­cità. Entrambi hanno un peso deci­sivo in quanto teo­rici della moder­nità come avvento del nichi­li­smo.
La sto­ria del nichi­li­smo come pro­cesso di dis­so­lu­zione pro­gres­siva della «ogget­ti­vità» a favore di un mondo sem­pre più ine­stri­ca­bile dai sog­getti, indi­vi­dui e gruppi, che lo abi­tano, lo tra­sfor­mano e lo mani­po­lano — in altre parole: che lo inter­pre­tano — per il quale è la sola filo­so­fia della sto­ria capace di soste­nere il nostro «comu­ni­smo erme­neu­tico». Sia Nie­tzsche, sia Hei­deg­ger, sono letti qui in con­tra­sto con la vul­gata, che fa dell’uno un ante­si­gnano del nazi­smo e dell’altro, nel migliore dei casi, un fumoso mistico con­vinto di ascol­tare la voce dell’Essere. Natu­ral­mente, leg­giamo l’uno e l’altro senza alcuna pre­tesa di ogget­ti­vità sto­rio­gra­fica, nean­che le loro opere sono «fatti». Il pro­getto che per­se­guiamo con que­sto lavoro teo­rico del resto, non chiede certo di essere discusso come una pro­po­sta sto­rio­gra­fica.

Due radici euro­pee, insomma, per pro­porre un comu­ni­smo erme­neu­tico che sem­bra rivol­gersi a terre lon­tane (il Suda­me­rica), rispetto alle quali noi sem­briamo quella civiltà al tra­monto paven­tata da Hei­deg­ger. È così?
Dici che guar­diamo a terre lon­tane, come se fos­simo coscienti di tro­varci in una civiltà al tra­monto? Occi­dente, Abend-land..? Que­sto Occi­dente non sem­bra affatto ras­se­gnato a tra­mon­tare, anzi diventa sem­pre più aggres­sivo. Ma certo, dato quel che è stato e che è diven­tato finora, sem­bra un ragio­ne­vole segno di vita­lità cer­care la sal­vezza fuori di esso. Aspet­tando i barbari?

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter
Torna in alto

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Se continui ad utilizzare questo sito accetti la cookies policy.