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Mezzi e fini. Materiali per pensare 04: Baruch Spinoza

Trattato sull'emendazione dell'intelletto
Spinoza scrisse il Trattato nel 1659 con l'intezione di capire se ci sia qualcosa che possa essere considerata realmente il Bene e che quindi possa rendere felice chi la possiede. In questo brano riflette su quale può essere il fine che guida le nostre vite e su come il pensiero ci aiuta a perseguirlo.
[1] Dopo che l'esperienza mi ebbe insegnato che tutto ciò che spesso ci si presenta nella vita comune è vano e futile - e vedendo che tutto ciò che temevo direttamente o indirettamente non aveva in sé niente di buono né di cattivo, se non in quanto l'animo ne veniva commosso, decisi infine di ricercare se ci fosse qualcosa di veramente buono e capace di comunicarsi e da cui solo, respinti tutti gli altri falsi beni, l'animo potesse venire affetto; meglio ancora, se ci fosse qualcosa tale che, trovatala ed acquisitala, potessi godere in eterno di continua e grandissima felicità. [2] Dico "infine decisi": infatti a prima vista sembrava pazzesco voler lasciare il certo per qualcosa d'ancora incerto. Consideravo appunto gli agi che s'acquistano con le ricchezze e con gli onori e vedevo che sarei stato costretto ad astenermi dal ricercarli se volevo dedicarmi seriamente ad altra, nuova indagine; e se poi la somma felicità si fosse trovata in essi, mi accorgevo che avrei dovuto rimanerne privo. Ma se non si fosse trovata lì e io avessi ricercato solo gli agi, anche in tal caso sarei rimasto privo della somma felicità. [3] Pensavo dunque se mai fosse possibile raggiungere una nuova impostazione della mia vita, o almeno la certezza su di essa, pur non mutando l'ordine ed il sistema normale della mia vita; ma lo tentai spesso invano. Infatti ciò con cui per lo più si ha a che fare nella vita e che gli uomini, per quel che si può dedurre dalle loro opere, stimano sommo bene, si riduce a queste tre cose: le ricchezze, i successi, il piacere dei sensi. La mente viene da queste tre cose così distratta che non può affatto pensare ad un qualche altro bene. [4] Infatti per ciò che riguarda il piacere dei sensi, l'animo ne viene tanto assorto come se riposasse in un qualche bene. Ciò gl'impedisce in maniera gravissima di dedicarsi ad altri pensieri. [...]
Anche perseguendo ricchezze ed onori la mente si distrae non poco dal vero bene. E ciò particolarmente quando tali ricchezze ed onori si ricercano solo per se stessi, perché allora si suppone che essi siano il sommo bene. [...]
[6] Vedendo dunque che tutte queste cose mi ostacolavano nella mia impresa di dare una nuova impostazione alla mia vita, anzi che vi erano tanto contrarie da essere necessario rinunciare alle une o all'altra, fui costretto a ricercare che cosa mi fosse più utile; infatti, come ho detto, mi sembrava voler lasciare un bene certo per uno incerto. Ma dopo un po' di riflessione mi accorsi che se, tralasciate quelle norme di vita, mi fossi accinto a seguirne una nuova, avrei lasciato un bene per sua natura incerto (come si può chiaramente desumere da quanto è stato detto), per un bene incerto non per sua natura (ricercavo infatti un bene stabile) ma solo quanto al suo conseguimento. [7] Meditando costantemente, arrivai alla conclusione che, purché potessi riflettere a fondo, avrei abbandonato dei mali certi per un bene certo. [...] [9] In verità mi sembrava che tutti questi mali erano sorti dal fatto che ogni felicità o infelicità risiede solo nella qualità dell'oggetto col quale l'amore ci unisce. Infatti per ciò che non si ama non sorgeranno mai liti, non ci sarà tristezza se verrà meno, non invidia se sarà posseduto da un altro, non timore, non odio; in una parola, l'animo non si commuoverà affatto. Passioni, tutte queste, che invece hanno luogo nell'amore dei "beni" che possono perire, come sono tutti quelli dei quali abbiamo parlato. [10] Ma l'amore verso una cosa eterna ed infinita nutre l'animo di sola letizia, priva di ogni tristezza; cosa che è da desiderare grandemente e da ricercare con tutte le forze. Ora non senza ragione ho usato l'espressione seguente: "purché potessi riflettere seriamente". Infatti sebbene capissi certamente bene queste cose, non potevo tuttavia per questo spogliarmi di ogni desiderio di ricchezze, di piaceri e di successi sociali. 
[11] Ma intanto constatavo che, per tutto il tempo che la mente faceva di questi pensieri, si distoglieva da quei falsi beni e pensava seriamente a una nuova condotta di vita. E ciò mi fu di grande consolazione. Infatti vedevo così che quei mali non erano tali da non voler cedere ai rimedi. E benché all'inizio queste pause fossero rare e durassero pochissimo, tuttavia, dopo che il vero bene mi divenne sempre più noto, esse furono più frequenti e più lunghe, particolarmente dopo che mi resi conto che l'acquisizione di ricchezze o il piacere e la gloria nuocciono nella misura in cui li si ricerchi per se stessi e non come mezzi per altri fini; ma se li si ricerca come mezzi allora resteranno contenuti entro certi limiti e non saranno affatto di ostacolo, anzi di grande aiuto (come mostreremo a suo luogo) per arrivare al fine per il quale si ricercano.
[12] Qui mi limiterò a dire brevemente ciò che intendo per vero bene ed anche che cos'è il sommo bene. Per una retta comprensione di questi concetti occorre notare che buono e cattivo si dicono solo in senso relativo, di modo che un'unica e medesima cosa può essere detta buona o cattiva a seconda dei diversi aspetti. Lo stesso vale per i concetti di perfezione ed imperfezione. Niente, infatti, considerato nella sua natura, si dirà perfetto o imperfetto, particolarmente poi che avremo saputo che tutto ciò che accade, accade secondo un ordine eterno e secondo determinate leggi naturali. [13] Ma l'uomo, non potendo nella sua debolezza arrivare a capire quell'ordine, concepisce nel frattempo una qualche natura umana molto più forte della propria e contemporaneamente, non vedendo ostacoli al conseguimento di tale natura, è stimolato a ricercare i mezzi che lo conducano a quella tale perfezione, e tutto ciò che può essere un mezzo per pervenirvi si chiama vero bene. Il sommo bene poi è considerato il pervenirvi, così che l'uomo con altri individui, se è possibile, goda di tale natura. Mostreremo a suo luogo qual è questa natura, cioè che essa è la conoscenza dell'unione che ha la mente con tutta la natura. [14] Questo dunque è il fine al quale tendo: acquistare una tale natura e cercare che molti la acquistino insieme con me; cioè fa parte della mia felicità anche l'adoprarmi perché molti altri pensino come me ed il loro intelletto e i loro desideri s'accordino perfettamente col mio intelletto e con i miei desideri. A questo fine è necessario <in primo luogo> capire della natura delle cose tanto quanto basta ad acquistare tale natura umana; poi formare una società tale quale è da desiderare perché quanti più uomini è possibile vi pervengano nella maniera più facile e sicura. [15] Inoltre <in terzo luogo> occorre occuparsi della filosofia morale e della dottrina sull'educazione dei bambini. E poiché la salute non è piccolo mezzo per conseguire questo scopo, occorre elaborare <in quarto luogo> una medicina completa. E poiché molte cose che sono difficili vengono resi facili dall'arte, per mezzo della quale possiamo guadagnare in vita molto tempo e molta comodità, per questo <in quinto luogo> la meccanica non è affatto da disprezzare. [16] Ma innanzitutto occorre escogitare un modo di guarire l'intelletto e, per quanto è possibile all'inizio, di purificarlo perché conosca felicemente le cose, senza errore e quanto meglio possibile. Da questo programma ognuno potrà già vedere che io voglio dirigere tutte le scienze ad unico fine <e scopo>; che è quello di pervenire alla somma perfezione umana della quale abbiamo detto. E così, tutto ciò che nelle scienze non ci fa affatto avanzare verso il nostro fine e scopo, sarà da rifiutare come inutile. Cioè, per dirla in una parola, tutte le nostre azioni, come pure i pensieri, sono da dirigere a questo fine. 
(Baruch Spinoza, Trattato sull'emendazione dell'intelletto, Torino, Boringhieri, 1962, pp. 35-41)
 

Materiali per la Scuola di Filosofia 2015

SCUOLA ESTIVA 2015

 
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