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Mezzi e fini. Materiali per pensare 07: Amartya Sen

Amartya Sen (Santiniketan, Bengala, 1933) ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Delhi, alla London School of Economics, Oxford e Harvard. Premio Nobel per l'economia nel 1998, è stato fino al 2004 rettore del Trinity College di Cambridge.

Lo sviluppo, sostiene Amartya Sen, dev'essere inteso come processo di espansione delle libertà reali di cui godono gli esseri umani, nella sfera privata come in quella sociale e politica. Di conseguenza la sfida dello sviluppo consiste nell'eliminare i vari tipi di "illibertà", tra cui la fame e la miseria, la tirannia, l'intolleranza e la repressione, l'analfabetismo, la mancanza di assistenza sanitaria e di tutela ambientale, la libertà di espressione, che limitano o negano all'individuo, uomo o donna, l'opportunità e la capacità di agire secondo ragione e di costruire la vita che preferisce.

 

 

Lo sviluppo come libertà

 

  

Lo sviluppo può essere visto - sosterrò in questo libro - come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani. Questa concezione, che mette al centro le libertà umane, si contrappone ad altre visioni più ristrette dello sviluppo, come quelle che lo identificano con la crescita del prodotto nazionale lordo (PNL) o con l'aumento dei redditi individuali, o con l’industrializzazione, o con il progresso tecnologico, o con la modernizzazione della società. Naturalmente la crescita del PNL o dei redditi individuali può essere un importantissimo mezzo per espandere le libertà di cui godono i membri della società: ma queste libertà dipendono anche da altri fattori, come gli assetti sociali ed economici (per esempio il sistema scolastico o quello sanitario) o i diritti politici e civili (per esempio la possibilità di partecipare a discussioni e deliberazioni pubbliche). In modo analogo, il progresso industriale o tecnologico e la modernizzazione sociale possono dare un grande contributo all'espansione della libertà umana, ma questa dipende anche da altri fattori. Ora, se quella che lo sviluppo fa avanzare è la libertà, abbiamo una ragione fondamentale per concentrarci sull'obiettivo generale anziché su mezzi particolari o su una scelta di strumenti specifici. Il concepire lo sviluppo come espansione delle libertà sostanziali ci porta a focalizzare l'attenzione su quei fini che rendono importante lo sviluppo stesso, e non solo su alcuni dei mezzi che - inter alia - svolgono in questo processo un ruolo di primo piano.

 

Lo sviluppo richiede che siano eliminate le principali fonti di illibertà: la miseria come la tirannia, l'angustia delle prospettive economiche come la deprivazione sociale sistematica, la disattenzione verso i servizi pubblici come l’intolleranza o l'autoritarismo di uno stato repressivo. Nonostante un aumento senza precedenti dell'opulenza globale, il mondo contemporaneo nega libertà elementari a un numero immenso di essere umani (e forse addirittura alla maggioranza). Qualche volta la mancanza di libertà sostanziali è direttamente legata alla povertà materiale, che sottrae a molti la libertà di placare la fame, nutrirsi a sufficienza, procurarsi medicine per malattie curabili, vestirsi decentemente, abitare in un alloggio decoroso, avere a disposizione acqua pulita o godere di assistenza sanitaria. In altri casi l’illibertà è strettamente connessa alla mancanza di servizi pubblici e interventi sociali, per esempio all'assenza di programmi epidemiologici, o di una vera e propria organizzazione sanitaria o scolastica, o di istituzioni capaci di mantenere la pace e l'ordine a livello locale.

 

In altri casi ancora, la violazione della libertà deriva in maniera diretta dal fatto che un regime autoritario nega le libertà politiche e civili, o impone delle limitazioni al diritto di partecipare alla vita sociale, politica ed economica della comunità.

 

 

Efficacia e interconnessioni

 

La libertà è fondamentale nel processo di sviluppo per due ragioni distinte:

 

1. la ragione valutativa: quando si giudica se c'è o non c'è progresso, ci si deve chiedere prima di tutto se vengono promosse le libertà di cui godono gli esseri umani;

 

2. la ragione dell'efficacia: la conquista dello sviluppo dipende, in tutto e per tutto, dalla libera azione degli esseri umani.

 

Ho già accennato alla prima motivazione: ci sono considerazioni di valore che portano a mettere al centro del discorso la libertà. Quando ci occupiamo della seconda - relativa all’efficacia - dobbiamo invece guardare alle specifiche connessioni empiriche e, in particolare, a quelle - che si rinforzano reciprocamente - fra libertà di diversi tipi. È grazie a tali interconnessioni (le esaminerò in modo dettagliato) che l'azione libera e sostenibile emerge come motore principale dello sviluppo. L’azione libera non è soltanto di per sé una parte “costitutiva" dello sviluppo, ma contribuisce anche a rafforzare altri generi di azione libera. Sono le connessioni empiriche analizzate a lungo in questo studio a collegare i due aspetti dello "sviluppo come libertà".

 

La relazione fra libertà individuale e conquista dello sviluppo sociale va al di là del nesso costitutivo, per importante che questo sia. Sulle possibilità effettive degli esseri umani operano vari fattori: le opportunità economiche, le libertà politiche, i poteri sociali e le condizioni abilitanti (come la buona salute, l'istruzione di base e un contesto che incoraggi e coltivi l'iniziativa). Ma, nello stesso tempo, sugli assetti istituzionali che rendono possibili queste condizioni agisce l'esercizio delle libertà individuali, mediato dalla libera partecipazione alle scelte sociali e alla formazione di decisioni pubbliche che portino le condizioni in questione a progredire. Anche queste interconnessioni saranno indagate.

 

 

Qualche esempio: libertà politica e qualità della vita

 

Che cosa cambia quando consideriamo la libertà lo scopo principale dello sviluppo? Possiamo darne un'idea con pochi esempi molto semplici. Anche se la portata di questo punto di vista può emergere nella sua interezza solo da un'analisi molto più estesa (che sarà tentata nei capitoli successivi), bastano alcuni esempi elementari a illustrare la natura rivoluzionaria dell'idea di “sviluppo come libertà”.

 

Primo: in alcune concezioni dello sviluppo più ristrette, basate sulla crescita del PNL o sull’industrializzazione, ci si pone spesso la domanda se certe libertà politiche o sociali, come quella di partecipazione politica e di dissenso oppure la possibilità di ricevere un’istruzione di base, siano o non siano “favorevoli allo sviluppo”. Ora, alla luce di una concezione (più attenta ai fondamenti) dello sviluppo come libertà, questo modo di porre il problema rivela tutta la sua cecità verso un’idea molto importante: l’idea che le libertà sostanziali (come quella di partecipazione politica o di accesso all’istruzione di base e alle cure sanitarie) sono parti costitutive dello sviluppo. La loro rilevanza nel processo di sviluppo stesso non deve essere dedotta come conseguenza, a partire dal fatto che indirettamente contribuiscono a far crescere il PNL o a promuovere l’industrializzazione. Certo, queste libertà e questi diritti danno anche un contributo efficace al progresso economico, e il mio libro sarà molto attento a tale connessione. Ma per significativa che sia la correlazione causale - e lo è -, la difesa delle libertà e dei diritti da queste assicurate è un di più rispetto al ruolo costitutivo diretto che tali libertà hanno nello sviluppo.

 

Il secondo esempio riguarda la discordanza tra reddito pro capite (corretto tenendo conto delle variazioni dei prezzi) e libertà degli individui di vivere a lungo e bene. I cittadini del Gabon, del Sudafrica, della Namibia o del Brasile possono anche essere molto più ricchi di quelli dello Sri Lanka, della Cina o dello stato indiano del Kerala, ma questi ultimi hanno speranze di vita assai più alte dei primi.

 

Prendiamo ora un caso abbastanza diverso: si sente dire spesso che negli Stati Uniti gli afroamericani sono relativamente poveri in confronto ai bianchi, anche se molto più ricchi degli abitanti del Terzo Mondo. È importante rendersi conto, tuttavia, che gli afroamericani hanno una probabilità di raggiungere un’età matura inferiore in assoluto rispetto a quella della popolazione di molte società del Terzo Mondo come la Cina, lo Sri Lanka o certe parti dell’India (con strutture sanitarie, sistemi scolastici e rapporti di comunità molto eterogenei). Se l’analisi dello sviluppo è pertinente anche per i paesi più ricchi, come sosterrò in questo saggio, il fatto che in questi ci siano simili contrasti fra gruppi diversi diventa molto importante per comprendere lo sviluppo e il sottosviluppo. […]

 

 

Organizzazioni e valori

 

Si potrebbero fare molti altri esempi per illustrare l’elemento in più, veramente cruciale, che si introduce quando si intende lo sviluppo come processo integrato di espansione di libertà sostanziali interconnesse l'una con l’altra. È questa la concezione che il mio libro propone, esamina e utilizza per indagare il processo di sviluppo secondo un'impostazione complessiva che integra considerazioni economiche, sociali e politiche. Un approccio di tale ampiezza permette di apprezzare contemporaneamente i ruoli vitali che hanno per il processo di sviluppo molte istituzioni diverse: mercati e organizzazioni a essi legate, governi, autorità locali, partiti politici e altre istituzioni civiche, strutture scolastiche e luoghi di dialogo e dibattito pubblico (ivi compresi i media e altri mezzi di comunicazione).

 

Questo tipo di approccio ci consente inoltre di riconoscere il ruolo dei valori sociali e dei costumi dominanti, che possono influire sulle libertà di cui gli esseri umani godono e che hanno motivo di considerare preziose. Le norme condivise possono influire su aspetti della società come l'equità fra i sessi, la cura dei figli, le dimensioni delle famiglie, i modelli di fertilità seguiti, l'atteggiamento verso l'ambiente e molti altri assetti ed equilibri; ma i valori e costumi dominanti agiscono anche sulla presenza - o l’assenza - della corruzione e sul ruolo che ha la fiducia nelle relazioni economiche, sociali o politiche. L’esercizio della libertà è mediato dai valori, ma i valori sono soggetti, a loro volta, all'influenza della discussione pubblica e dell'interazione sociale, e su queste agiscono le libertà partecipative. Sono condizioni che meritano, ciascuna, un esame accurato. […]

 

 

Istituzioni e libertà strumentali

 

Nelle analisi empiriche che seguiranno esaminerò, in particolare, cinque tipi distinti di libertà, visti da un’angolatura “strumentale": 1. le libertà politiche, 2. le infrastrutture economiche, 3. le occasioni sociali, 4. le garanzie di trasparenza e 5. la sicurezza protettiva. Ognuno di questi tipi distinti di diritto e occasione contribuisce a promuovere le potenzialità generali di una persona; inoltre possono tutti essere complementari l'uno con l'altro. Una politica pubblica che miri a uno sviluppo generale delle capacità umane e delle libertà sostanziali può operare promuovendo queste libertà strumentali distinte ma interconnesse. Nei capitoli successivi analizzerò ognuno dei diversi tipi di libertà, non che le istituzioni a essi collegate, e ne discuterò le interconnessioni. Non mancherà l'occasione di indagare, caso per caso, il ruolo che hanno nel promuovere la libertà complessiva degli esseri umani di vivere il genere di vita che hanno motivo di apprezzare. Nella concezione dello "sviluppo come libertà” le libertà strumentali sono connesse tra loro e col fine della promozione della libertà umana in generale.

 

Ma se da una parte l'analisi dello sviluppo si deve occupare degli obiettivi e fini dai quali deriva, per conseguenza logica, l'importanza di queste libertà strumentali, dall'altra deve anche tener conto dei nessi empirici che saldano insieme i diversi tipi di libertà, creando un tutto solidale la cui importanza è ancora più grande. Tali nessi sono essenziali per comprendere più a fondo il ruolo strumentale della libertà.

 

 

Osservazione conclusiva

 

Le libertà non sono solo fini primari dello sviluppo, ma sono anche fra i suoi mezzi principali; così, oltre a riconoscere la basilare importanza della libertà sul piano dei valori, dobbiamo prendere atto delle fortissime connessioni empiriche che legano libertà di tipi diversi. Le libertà politiche (diritto di parola, libere elezioni) contribuiscono a promuovere la sicurezza economica; le occasioni sociali (sotto forma di strutture scolastiche e sanitarie) agevolano la partecipazione economica; l'infrastruttura economica (sotto forma di possibilità di avviare un'attività commerciale o produttiva) può contribuire a produrre sia prosperità personale, sia risorse pubbliche da destinare ad attività sociali. Libertà di tipo diverso possono consolidarsi reciprocamente.

 

Tali connessioni empiriche rafforzano le priorità sul piano dei valori. Questa concezione dell'economia e del processo di sviluppo imperniata sulla libertà è molto simile - per riprendere la distinzione medievale fra “paziente" e “agente" - a una visione orientata all’agente. In presenza di adeguate occasioni sociali, i singoli individui possono sia plasmare il proprio destino, sia aiutarsi reciprocamente in modo efficace. Non è necessario vederli prima di tutto come destinatari passivi dei benefici di un programma di sviluppo intelligente; esistono anzi ragioni molto forti per riconoscere il ruolo positivo di un'iniziativa libera e realisticamente sostenibile, e perfino dell'impazienza costruttiva.

 

 

 

Il punto di vista della libertà

 

 

[…] Il divario fra i due punti di vista (quello tutto concentrato sulla prosperità economica e quello, più ampio, che mette in primo piano il tipo di vita che possiamo vivere) è un tema di fondamentale importanza quando si concettualizza lo sviluppo. Come osserva anche Aristotele proprio all'inizio dell’Etica Nicomachea […], la ricchezza non è il bene ultimo che cerchiamo: la perseguiamo soltanto in vista di qualcosa d'altro.

 

Se abbiamo delle ragioni per voler essere più ricchi, dobbiamo chiederci quali siano esattamente queste ragioni, come si esplichino, da che cosa dipendano e quali siano le cose che possiamo “fare" essendo più ricchi. In generale abbiamo ottime ragioni per desiderare un reddito o una ricchezza maggiore; e non perché ricchezza e reddito siano in sé desiderabili, ma perché normalmente sono un ammirevole strumento per essere più liberi di condurre il tipo di vita che, per una ragione o per l'altra, apprezziamo.

 

L'utilità della ricchezza sta nelle cose che ci permette di fare, nelle libertà sostanziali che ci aiuta a conseguire; ma questa correlazione non è né esclusiva (infatti esistono altri fattori, oltre alla ricchezza, che influiscono in modo significativo sulla nostra vita) né uniforme (poiché l'effetto della ricchezza sulla vita varia a seconda di questi altri fattori). Due cose sono ugualmente importanti: riconoscere il ruolo cruciale della ricchezza nel determinare le condizioni e la qualità della vita e rendersi conto di quanto sia condizionata e contingente questa correlazione. Una concezione adeguata dello sviluppo deve andare ben oltre l'accumulazione della ricchezza e la crescita del prodotto nazionale lordo o di altre variabili legate al reddito; senza ignorare l'importanza della crescita economica, dobbiamo però guardare molto più in là.

 

Dobbiamo considerare ed esaminare sia i fini sia i mezzi dello sviluppo se vogliamo capire più a fondo lo sviluppo stesso; prendere come obiettivo principale la massimizzazione del reddito o della ricchezza - che secondo Aristotele sono "soltanto utili per qualcosa d’altro" - è una scelta che si può definire inadeguata. E, per la medesima ragione, non è sensato considerare la crescita economica fine a se stessa; lo sviluppo deve avere una relazione molto più stretta con la promozione delle vite che viviamo e delle libertà di cui godiamo. L'espansione di quelle libertà che a buona ragione consideriamo preziose non solo rende più ricca e meno soggetta a vincoli la nostra vita, ma ci permette anche di essere in modo più completo individui sociali, che esercitano le loro volizioni, interagiscono col mondo in cui vivono e influiscono su di esso. […]

 

 

Forme di illibertà

 

Moltissimi individui sono soggetti, in tutto il mondo, a diverse forme di illibertà. In certe regioni continuano a esserci carestie che negano al milioni di uomini una libertà fondamentale, quella di sopravvivere; e anche nei paesi non più devastati periodicamente dalla carestia la denutrizione può ancora colpire un numero elevato di essere umani indifesi. Inoltre sono tante le persone per cui le cure mediche, i sistemi igienico-sanitari e un'acqua pura sono quasi inaccessibili e che passano la vita a combattere malattie evitabili, soccombendo in molti casi a una morte prematura. Anche le nazioni ricche hanno spesso gruppi svantaggiati ai quali sono precluse cose fondamentali come le cure mediche, un'istruzione funzionale, un impiego remunerativo o la sicurezza sociale ed economica; e perfino in quelle ricchissime, a volte, la vita media di alcuni gruppi numericamente consistenti non supera quella di società molto più povere del cosiddetto Terzo Mondo. Inoltre, la disuguaglianza tra i sessi affligge e talvolta uccide prematuramente milioni di donne, e impone diverse gravi restrizioni alle libertà sostanziali di cui esse godono.

 

Passiamo ora ad altre privazioni di libertà: a moltissime persone vengono sistematicamente negati, in vari paesi, la libertà politica e i diritti civili fondamentali. C'è chi sostiene che il non concedere questi diritti contribuisce a stimolare la crescita economica e "fa bene” a uno sviluppo economico rapido, e qualcuno ha addirittura sostenuto che ci vorrebbero regimi politici più duri, capaci di negare diritti civili e politici di base, in quanto promuoverebbero lo sviluppo economico in modo più efficace. […]

 

Aggiungiamo che lo sviluppo economico ha pure altre dimensioni, e fra queste la sicurezza. L'insicurezza economica si accompagna molto spesso alla mancanza delle libertà e dei diritti democratici; addirittura, una democrazia ben funzionante e diritti politici garantiti possono contribuire a impedire carestie e altri disastri economici. I governanti autoritari, che di persona non sono quasi mai colpiti dalle carestie o da altre calamità economiche, in genere non sono incentivati ad avviare per tempo misure preventive; invece i governi democratici devono vincere le elezioni e affrontare le critiche dell'opinione pubblica, per cui hanno un forte stimolo a prendere provvedimenti che scongiurino tali catastrofi. Non è affatto sorprendente che, in tutta la storia, non ci sia mai stata una carestia in una democrazia funzionante, che fosse ricca (come l'Europa occidentale e gli Stati Uniti ai nostri giorni) o relativamente povera (come l’India, il Botswana o lo Zimbabwe dopo l’indipendenza). […]

 

Ma la cosa fondamentale è che la libertà politica e i diritti civili hanno un'importanza diretta, tutta intrinseca, e non necessitano di una giustificazione indiretta che invochi i loro effetti sull'economia. Anche quando godano di un'adeguata sicurezza economica (e si trovano in una situazione economica favorevole), coloro che non hanno libertà politica o diritti civili sono privati dell'importante libertà di scegliersi la vita che vogliono o della possibilità di partecipare a decisioni cruciali su questioni di pubblico interesse. Si tratta di privazioni che limitano il vivere sociale e politico e devono essere considerate oppressive anche quando non generano altre sofferenze (come una catastrofe economica). Poiché le libertà civili e politiche sono elementi costitutivi della libertà umana, il vedersele negare è di per sé uno svantaggio; e nell'esaminare il ruolo dei diritti umani nello sviluppo dobbiamo tener conto anche dell'importanza costitutiva di diritti civili e libertà politiche, oltre che di quella strumentale. […]

 

 

Fini e mezzi dello sviluppo

 

Partirò da una distinzione fra due atteggiamenti generali verso il processo di sviluppo che troviamo sia nelle analisi degli economisti, sia nelle discussioni e nei dibattiti pubblici. Una prima posizione vede lo sviluppo come un processo “feroce”, pieno di "sangue, sudore e lacrime", un mondo in cui la saggezza vuole durezza; e vuole, in particolare, un disinteresse calcolato per varie preoccupazioni che vengono considerate da “cretini" (anche se molti studiosi sono troppo educati per usare questo termine). A seconda del babau prediletto dall'autore, le tentazioni cui resistere possono comprendere la presenza di una rete di sicurezza sociale che protegga i più poveri, l'erogazione di servizi sociali a tutta la popolazione, le deroghe alle regole istituzionali "dure e pure" in risposta a precise condizioni di difficoltà, ogni appoggio "prematuro" ai diritti politici e civili e il "lusso" della democrazia. Queste sono cose - argomentano i fautori di tale austera posizione - che ci si potrà permettere più avanti, quando il processo di sviluppo avrà dato frutti sufficienti: ma qui e ora c'è bisogno di "durezza e disciplina". Le teorie accomunate da questo atteggiamento generale divergono poi l'una dall'altra in quanto giudicano particolarmente necessario evitare forme di "mollezza" diverse, dalla mancanza di rigore finanziario all'insufficiente fermezza politica, dalla spesa sociale troppo generosa a forme di aiuto ai poveri troppo benevole.

 

A tale atteggiamento da "duri e puri" si contrappone una visione alternativa che considera lo sviluppo un processo sostanzialmente “dolce". A seconda della particolare versione adottata,  variano le esemplificazioni di questo carattere benigno del processo, che possono andare dagli scambi con beneficio reciproco (di cui parla eloquentemente Adam Smith) all'operato delle reti di sicurezza sociale, o delle libertà politiche, o del progresso sociale, o anche di una combinazione di tutte queste attività.

 

 

Ruolo costitutivo e ruolo strumentale della libertà

 

L'approccio di questo libro è molto più in armonia con la seconda delle due posizioni che con la prima; infatti il mio è soprattutto un tentativo di vedere lo sviluppo come un processo di espansione delle libertà reali di cui godono gli esseri umani. In questo approccio l'espansione della libertà è considerata sia scopo primario sia principale mezzo dello sviluppo; possiamo chiamare i due aspetti, rispettivamente, "ruolo costitutivo” e "ruolo strumentale” della libertà nello sviluppo. Il ruolo costitutivo attiene all'importanza delle libertà sostanziali per l'arricchimento della vita umana; le libertà sostanziali comprendono capacitazioni elementari, come l’essere in grado di sfuggire a certe privazioni - fame acuta, denutrizione, malattie evitabili, morte prematura - nonché tutte le libertà associate al saper leggere, scrivere e far di conto, al diritto di partecipazione politica e di parola (non soggetta a censura), e così via. Da un punto di vista costitutivo lo sviluppo comporta l'espansione di queste e altre libertà di base; anzi lo sviluppo, così inteso, è il processo di espansione delle libertà umane, ed è a questa considerazione che occorre ispirarsi per valutarlo.

 

Qui torno a un esempio già brevemente discusso nell’Introduzione (che implica una domanda molto frequente nelle pubblicazioni specialistiche) per chiarire in che modo il riconoscimento del ruolo "costitutivo" della libertà possa modificare l'analisi dello sviluppo. Nelle concezioni più limitative (quelle formulate in termini, poniamo, di crescita di PNL o di industrializzazione) si incontra spesso il quesito se la partecipazione politica e il dissenso siano "favorevoli allo sviluppo” o meno. Alla luce di una teoria dello sviluppo come processo fondato sulla libertà questa domanda appare mal posta, perché il fatto stesso di porla implica che non è stato colto un aspetto cruciale: che la partecipazione politica e il dissenso sono parti costitutive dello sviluppo. Anche una persona ricchissima, alla quale si impedisca di parlare liberamente o di partecipare alle discussioni e decisioni pubbliche, è privata di una cosa che ha motivo di apprezzare, e il processo di sviluppo, quando viene giudicato considerando se promuova o meno la libertà umana, deve comprendere il superamento di questa privazione. E anche se quella persona non avesse un interesse immediato a esercitare la libertà di parola o di partecipazione, il non avere scelta in materia sarebbe ancora, per lei, una privazione di libertà. Uno sviluppo visto come promozione della libertà non può non affrontare simili privazioni; e non è necessario invocare il contributo indiretto di tali libertà e diritti ad altri aspetti dello sviluppo stesso (come la crescita del PNL o la promozione dell'industrializzazione) per stabilire che la privazione di libertà politiche o diritti civili fondamentali è importante ai fini di una comprensione adeguata dell'intero processo. Si tratta di libertà che sono parte integrante del processo di sviluppo e che lo arricchiscono.

 

Questo è un punto fondamentale, ben distinto dall’argomento "strumentale" che tutta una serie di libertà e diritti può anche dare una spinta molto efficace al progresso economico. Pure il nesso strumentale è importante […], ma la significatività del ruolo strumentale della libertà politica come mezzo dello sviluppo non diminuisce in alcun modo l'importanza di una valutazione basata sulla libertà come suo fine.

 

Dobbiamo distinguere l'importanza intrinseca della libertà umana, come obiettivo primario dello sviluppo, dall'efficacia strumentale dei diversi tipi di libertà specifica nel promuovere la libertà umana in generale. Poiché il capitolo precedente ha messo meglio a fuoco l'importanza intrinseca della libertà, qui mi concentrerò di più sulla sua efficacia in quanto mezzo, anziché sul suo aspetto di fine. Il ruolo strumentale della libertà riguarda soprattutto il modo in cui i diversi tipi di diritti, occasioni e titoli contribuiscono ad ampliare la libertà umana in generale, e quindi a promuovere lo sviluppo. Non si tratta soltanto della connessione più ovvia - che l'estensione dei diversi tipi di libertà non può non contribuire allo sviluppo perché è questo che, di per sé, può essere visto come un processo di ampliamento della libertà umana in generale -, nel nesso strumentale c'è molto di più di questo vincolo costitutivo. L'efficacia delle libertà come strumento sta nel fatto che sono di tipi differenti e interconnessi, e quelle di un tipo possono rendere molto più facile il progresso di quelle di un altro. I due ruoli, dunque, sono collegati da nessi empirici che mettono in relazione libertà di diverso genere.

 

 

Le libertà strumentali

 

[…] Prenderò in esame i seguenti tipi di libertà strumentali: 1. le libertà politiche, 2. le infrastrutture economiche, 3. le occasioni sociali, 4. le garanzie di trasparenza e 5. la sicurezza protettiva. Si tratta di libertà strumentali che contribuiscono, tendenzialmente, alla capacità generale di una persona di vivere in modo più libero, ma si integrano anche a vicenda. Lo studio dello sviluppo deve interessarsi da un lato dei fini e obiettivi dai quale discende l'importanza di queste libertà strumentali, ma dall'altro deve anche prendere atto dei nessi empirici che collegano fra di loro questi tipi diversi di libertà rafforzandone l'importanza complessiva. Tali connessioni, anzi, sono essenziali per capire più a fondo il ruolo strumentale della libertà; E quando si dice che questa non è solo l'oggetto primario dello sviluppo ma anche il suo principale strumento, è soprattutto a esse che ci si rifà.

 

Analizziamo ora ciascuna delle libertà strumentali. Quelle politiche, che intendo in senso ampio (compresi, quindi, i cosiddetti diritti civili), riguardano le possibilità che ha la popolazione di stabilire chi deve governare e i principi che dovrà seguire, e comprendono inoltre la possibilità di esaminare e criticare le autorità, di discutere liberamente di politica, di avere una stampa non soggetta a censura, di scegliere fra più partiti politici e così via; comprendono infine i titoli politici associati alla democrazia nel senso più ampio del termine (quindi anche la possibilità di dialogo e critica e dissenso politico, nonché il diritto di votare e partecipare alla scelta dei membri del legislativo e dell’esecutivo).

 

Le infrastrutture economiche non sono altro che le possibilità date agli individui di utilizzare risorse economiche per consumare, produrre o scambiare. I titoli economici di una persona dipendono dalle risorse che possiede o di cui può disporre, nonché dalle condizioni di scambio, come i prezzi relativi e l'andamento dei mercati. Nella misura in cui lo sviluppo economico fa crescere il reddito e la ricchezza di un paese, gli corrisponderà l'ascesa dei titoli economici della popolazione. Ovviamente, nella relazione fra reddito e ricchezza nazionali da un lato e titoli economici individuali (o familiari) dall’altro, è importante, oltre all'aspetto aggregativo, anche quello distributivo. È chiaro che con molta differenza che il reddito aggiuntivo sia distribuito in un modo piuttosto che in un altro.

 

La possibilità di accedere a un finanziamento può influire in modo cruciale sui titoli che gli agenti economici sono in grado di assicurarsi nella pratica; e questo vale a tutti livelli, dalle grandi imprese in cui possono lavorare anche centinaia di migliaia di persone, alle piccole imprese che si affidano al microcredito. Le restrizioni al credito, per esempio, possono colpire duramente quei titoli economici che dipendono da finanziamenti esterni.

 

Per occasioni sociali intendo gli assetti che la società si dà in materia di scuola, sanità e simili; tali assetti influiscono sulla libertà sostanziale dei singoli di vivere meglio. Si tratta di "occasioni" importanti non solo ai fini della vita privata (per esempio per vivere in modo sano, non contrarre malattie evitabili, non morire prima del tempo), ma anche per una partecipazione più efficace alle attività economiche e politiche. L'analfabetismo, per esempio, può ostacolare gravemente la partecipazione ad attività economiche in cui si debba produrre secondo specifiche precise o si richieda un controllo di qualità rigoroso (come accade sempre più spesso con la globalizzazione del commercio). E la partecipazione alla vita politica può essere intralciata, analogamente, dall'incapacità di leggere i giornali o comunicare per iscritto con altre persone che fanno politica.

 

Passiamo alla quarta categoria. Nelle interazioni sociali gli individui, entrando in contatto gli uni con gli altri, nutrono già l'aspettativa di ricevere certe offerte e di poter ottenere certe cose. In questo senso la società funziona grazie a una fiducia di massima. Le garanzie di trasparenza hanno a che fare proprio con la necessità di quel grado di sincerità che è umanamente ragionevole aspettarsi; della libertà, cioè, di trattare gli uni con gli altri avendo garanzie di franchezza e chiarezza. Quando questa fiducia viene violata in modo grave, la vita di molti (sia parti in causa, sia terzi) può risentire di tale mancanza di sincerità; dunque le garanzie di trasparenza (compreso il diritto all'informazione) possono essere una categoria importante di libertà strumentale. Tali garanzie hanno una chiara funzione contro la corruzione, l'irresponsabilità finanziaria e le trattative sottobanco.

 

Infine, comunque operi un sistema economico, può accadere - anche quando funziona benissimo - che alcune persone siano costantemente vulnerabili e possano addirittura essere vittime di gravi privazioni in seguito a trasformazioni materiali che agiscono in senso negativo sulla loro vita. La sicurezza protettiva è necessaria per fornire una rete di protezione sociale che impedisca a chi ha questi problemi di cadere in uno stato di miseria e, in alcuni casi, addirittura morire di fame. L'ambito della sicurezza protettiva comprende assetti istituzionali fissi, come gli assegni di disoccupazione o l'integrazione per legge del reddito degli indigenti, insieme a provvedimenti ad hoc, come I soccorsi ai colpiti da una carestia oppure opere pubbliche d'emergenza volte a generare un reddito per chi è caduto in miseria.

 

(Amartya Sen, Lo sviluppo è libertà. Perchè non c'è crescita senza democrazia, Mondadori, Milano, 2000,

pp. 9-12;  16-17;  20-23;  40-45)

 

Materiali per la Scuola di Filosofia 2015

SCUOLA ESTIVA 2015

 

 

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