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La difficoltà di dire no. Dedicato alla gente di Grecia foto di Alessandra Scali

La difficoltà di dire no. Dedicato alla gente di Grecia

Nell’evoluzione delle specie viventi la negazione compare solamente negli esseri provvisti di linguaggio verbale. Chi è capace di negare non è una pianta né un dio e neanche un animale privo di voce articolata. Perfino quel genio di Magritte non ha saputo trovare miglior soluzione al problema su come esprimere l’incongruenza tra l’immagine non linguistica della pipa e la pipa reale senza introdurre la parola “non” all’interno del quadro.

La negazione è un requisito esclusivo del linguaggio, negare risulta a buon ragione un atto eminentemente umano e che in larga misura ci rende tali. Dire come non stanno le cose è una conquista della specie, è l’azione pure sofferta con cui noialtri prendiamo le distanze dall’ambiente che ci circonda schiudendo così un caleidoscopio di possibilità altrimenti inattingibile. Le cose del mondo ci stanno là davanti, le riconosciamo e le usiamo, nutriamo nei loro confronti una certa familiarità e certo a volte anche orrore, ma ciò che salva sta nell’essere in grado in ogni momento di revocare in dubbio questo rapporto, di sospendere la reciproca corrispondenza, e di instaurare un regime del possibile in cui altri rapporti possono prodursi. La difficoltà di dire “no” è la difficoltà di un gesto politico finalmente all’altezza del suo pieno significato. È il gesto con cui neutralizziamo le regole consuete, quelle ormai usurate e che non funzionano più, quelle a cui per molto tempo e forse troppo siamo rimasti assoggettati, e nel neutralizzarle creiamo le condizioni affinché possano darsi regole nuove, affatto inedite, del tutto originali. La parola “no” è lungi dal mettere fine alla storia, anzi ne è il motore interno, è precisamente il luogo in cui diamo una svolta alle nostre biografie individuali e collettive. L’attitudine a negare mette in luce il carattere transeunte dei significati, delle abitudini, delle istituzioni, dei modelli di produzione: tutti essi sono una stupefacente creazione umana e perciò non sono eterni, ma disarticolabili, passibili di trasformazione. La negazione dà accesso al regno del diverso, là dove abitano altri significati, altre abitudini, altre istituzioni, altri modelli produttivi, tutti ancora in potenza e proprio per questa ragione capaci di venire in atto. Dire di “no” è la chiave di volta per il mutamento, è la prima e più sensata forma perché l’antropologia possa costruire nuovi e più soddisfacenti contesti di vita dopo aver messo in mora i vecchi tiranni.

--- Cliccando QUI vi rimandiamo alla pagina dedicata al semiario sul debito&credito che terremo nel quadro della Scuola Estiva 2015 ---

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