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Mia sorella, la Grecia foto di Alessandra Scali

Mia sorella, la Grecia

Come molti, probabilmente, stento a credere a ciò che sta succedendo. 
L'umiliazione subita dal popolo Greco e da tutti noi di fronte all'accordo raggiunto ieri si è tradotta in una frase di Simone Weil che mi risuona nelle orecchie da ieri: "su questa terra non c'è altra forza che la forza".
Stiamo vedendo fisicamente in atto, semmai ci fosse il bisogno di ricordarcelo, il dispiegamento di una potenza economica e politica totalmente anarchica, totalmente in preda a un desiderio di affermazione di potere da cancellare ogni parvenza di morale e di giustizia; molto peggio di una guerra, dove comunque alcune regole di comportamento sono previste. Oggi, ancora una volta, il capitalismo si mostra in quanto legge.
La forza è la legge, e nello specifico è la legge su cui si regge la costituzione materiale dell'Europa, in barba alla Carta dei Diritti e alle più elementari regole della convivenza umana.

gran-torino

La vicenda di Tsipras, al di là di ogni giudizio contingente, può essere interpretata come un gesto autenticamente politico dal momento che ha fatto vedere fino a che punto la forza dell'economia è la legge del nostro tempo.
Non c'è niente di nuovo in questa storia, è la storia del capitalismo. Ma non lo dico con rassegnazione (che poi non è così diversa dall'indignazione), è una considerazione politica, politica in quanto filosofica e culturale.
Non mi aspettavo cose molto diverse, ma per un momento, a partire dal referendum di una settimana fa, speravo in uno spiraglio, un'alternativa, un'altra "Europe way". Così si chiama il percorso che abbiamo realizzato sul lungomare di Roccella l'anno scorso e ispirato a un senso dell'Europa che forse oggi appare un poco ingenuo, perché si basa su valori come la giustizia, la libertà, la solidarietà e la dignità. Mi viene in mente perché ripenso a come quei valori sembrino nulla di fronte ai dispositivi economici e politici con cui dobbiamo confrontarci, ma essi orientano le nostre priorità e il senso della nostra ricerca, perché affondano le loro radici in un altro 14 luglio, non in quello degli strozzini. Un 14 luglio che in nome della libertà, della giustizia, della dignità ha segnato la storia.
E così, se continuo a pensarci mi convinco che è stato esattamente per aver messo in atto una pratica di libertà, di dignità e di giustizia che la Grecia è stata punita tanto duramente, non certo per il 2% del PIL che essa rappresenta. 

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Ma non c'è bisogno che sia io a dire queste cose, perché analisti, economisti e filosofi hanno già inquadrato in tal senso la vicenda: si tratta di una questione politica.

Ed è a partire da tale questione che io mi chiedo qual è il ruolo della filosofia, della cultura, il ruolo della nostra piccolezza: cosa può fare la nostra Scuola, e noi stessi, per agire contro il potere senza regole dell'economia finanziaria?

Questa è la domanda che coltivo, non da oggi, non solo io. 
La risposta è che la Scuola deve fare la Scuola e noi continuiamo a lavorare come abbiamo fatto fino a ora investendo in essa ogni nostra energia, perché gli incontri di quest'anno sono più che mai adesso un fatto politico, politico in quanto filosofico e culturale. Sempre ricordando il 14 luglio 1789, tra i valori che hanno guidato quel momento storico si affermava la fratellanza, la parola più dimenticata della triade rivoluzionaria, che forse proprio in questo momento andrebbe riabilitata. Scholé è accanto alla Grecia e questa nostra Scuola 2015 sarà anche un tentativo di universalizzare l'occasione di un momento storico, un tentativo ermeneutico - sembra perfetto visto che abbiamo Gianni Vattimo con noi! - affinché tutto ciò che accade non si perda tra le fauci "del debito infinito e del capitalismo globalizzato" (come scrive il filosofo Alain Badiou nelle sue "Undici tesi ispirate dalla situazione greca"). Questo è quello che facciamo da sei anni a Roccella: ci confrontiamo con il presente, anche quando ci sentiamo "mentalmente prigionieri della stessa visione che ci trattiene con la forza delle sue antitesi irrisolte" (Laura Bazzicalupo). La nostra sfida sta nella possibilità della pensabilità stessa di una crisi radicale come quella in cui viviamo, nella capacità di mantenere il pensiero all'altezza di una temporalità spezzata e di una complessità irriducibile. 
Se la filosofia non si misura con l'umiliazione di un popolo e con la ferocia del potere che mangia i corpi dei singoli e delle moltitudini, non è altro che spazzatura.

 

--- a questo link tutte le info sulla Scuola Estiva 2015 ---

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