Errore
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 373
Menu

Anna Jellamo e la difficoltà di dire no

L'incontro con Anna JellamoLa difficoltà di dire no. Disobbedienza civile e diritto di resistenza, svoltosi il 9 febbraio a Roccella Jonica è stato particolarmente denso di spunti e di suggestioni, grazie soprattutto alla molteplicità di riferimenti che la filosofa roccellese ha messo in gioco nel suo ragionamento.  

La Jellamo, dopo aver ripercorso alcune tappe storicamente importanti, ha perfettamento reso la differenza che esiste tra i due corni del problema posto in essere: da un lato la disobbedienza civile, che è una forma di opposizione a una legge determinata che viene percepita come ingiusta dalla nostra coscienza, la disobbedienza civile per essere tale non può mai essere violenta e allo stesso tempo comporta la piena assunzione di responsabilità per chi la pratica. Dall'altro lato sta il diritto di resistenza che invece comporta un critica globale a un sistema di leggi, la resistenza è perciò una lotta permanente per la sovversione di una forma statale nella sua interezza, prende in considerazione l'uso della violenza e considera l'anonimato di coloro che la praticano come una forma di difesa della lotta stessa.

Fin qui le differenze, esposte ora molto sommariamente; ciò che invece accomuna queste due pratiche è il movente che le innesca, ovvero il conflitto tra un'idea della giustizia che esse difendono e una legge, o un sistema di leggi, che non viene percepito come giusto.  Nella sua esposizione la Jellamo si è concentrata sul modo con cui è possibile definire questa idea di giustizia a cui le leggi devono rispondere individuandolo nei principi generali del diritto, che in suo scritto definisce "gli elementi costitutivi e regolativi che ineriscono alla struttura del diritto, e che come tali connotano non questo o quel sistema giuridico, ma il diritto come fenomeno". Alcuni di questi sono: il principio della terzietà del giudice, il principio ne bis in idem (per il quale una persona non può essere giudicata due volte per uno stesso fatto), il principio in base al quale non si è tenuti ad adempiere un obbligo nei confronti della controparte inadempiente (inadimplenti non est adimplendum). Si tratta di regole che permettono di misurare la giustezza del diritto e che ci consentono di opporci nel momento in cui questa misura non è rispettata.

La difficoltà di dire no, ovviamente, permane. Anche dopo aver compreso di essere nel giusto, in opposizione a una legge, non è certo semplice innescare delle dinamiche di cambiamento che non si riducano a meri eroismi individuali o a lotte condotte per interessi personali. C'è infine il problema di coniugare queste posizioni che si possono assumere nei confronti di una legge ingiusta con tutta l'ampia gamma di lotte definite come più strettamente politiche. Infine, una precisazione che riguarda la figura di Socrate, ricorsa oltre che nella nostra presentazione, anche nel dibattito ricchissimo che ha seguito la relazione. Noi avevamo posto Socrate tra i rappresentanti di una forma di disobbedienza civile ante litteram, intendendo con questo che l'operato di Socrate andava a scontrarsi con il sistema politico ateniese, tanto che Socrate è stato processato e ucciso per tale condotta. Tuttavia, ha ragione la Jellamo a sottolineare che Socrate non può essere considerato un disobbediente, nel senso che egli non fa quello che fa per opporsi a una legge di Atene; invece, è la classe politica ateniese che usa le leggi contro Socrate, trovando un modo per condannarlo. Socrate era fedele alle leggi, questo è indubbio, quindi non è stato un disobbediente.

La scelta di Socrate che spesso lascia a bocca aperta è il suo rifiuto dell'esilio, lo ha sottolineato la stessa Jellamo  per dire fino a che punto egli assumesse pienamente la sua condanna. Ciò che Socrate dimostra, allora, è forse un problema che trascende il tema specifico della discussione dell'altra sera e che riguarda i rapporti tra il potere e la legge. Giustamente la Professoressa ha spiegato come siano stati i politici ateniesi che hanno visto in Socrate un nemico, perchè egli incarnava un'idea radicale di giustizia, una totale adesione alla legge, che cozzava contro l'uso del potere portato avanti dalla classe politica. La morte di Socrate, per noi, rappresenta quindi il modo con cui il filosofo dimostra l'ingiustizia di un potere che uccide un innocente, appellandosi alla legge. Si tratta di una ferita ancora aperta, su cui speriamo di poter riprendere la discussione in futuro con la filosofa Anna Jellamo, un'interlocutrice attenta e appassionata.

jellamo

 

 

Scuola di altra formazione in filosofia "Mario Alcaro" - IV edizione   testa

Associazione Culturale Scholé. Centro studi filosofici - Roccella Jonica

in collaborazione con

Comune di Roccella Jonica

 

Istituto Italiano Per gli Studi Filosofici – Napoli

Centro Per la Filosofia Italiana – Roma

IISF Scuola di Roma

 

Come sempre la partecipazione è gratuita e aperta a tutti, sempre gratuitamente da quest’anno è possibile iscriversi, compilando il modulo che trovate qui

 

 

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter
Torna in alto

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Se continui ad utilizzare questo sito accetti la cookies policy.