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Il pensiero indiano e noi: l'incontro dell'11 febbraio

 

Con Graziella Di Salvatore, abbiamo discusso su La Verità nella “Tradizione”, tra Oriente e Occidente, l'incontro si è svolto presso la Biblioteca "M.P. Castagna" a Marina di Gioiosa Jonica, qui di seguito le impressioni scaturite da quell'incontro.

disalvatore

Si tratta di tema che negli ultimi decenni ha molto interessato la sensibilità di noi occidentali. Il rischio è sempre quello di ridurre l'argomento a un ripensamento "new age" di stampo commerciale, una tendenza questa che spesso caratterizza l'approccio a discipline che sono profondamente estranee alla nostra formazione. Ma come fare ad avvicinarsi a una realtà di questo tipo senza pregiudizi? Noi crediamo che la cosa non sia semplice.

L'originale intervento introduttivo di Vincenzo Tavernese ha pescato nel cuore della nostra storia culturale, andando a riformulare il problema attraverso la distinzione leopardiana tra termini e parole, e mostrando così l'importanza del ruolo dell'elaborazione concettuale e linguistica in tali frangenti di complessità.

A seguire la relazione di Graziella di Salvatore, in cui la filosofa ha mostrato quale fosse il suo lavoro di ricerca in tal senso. Esso assume, rispetto al problema evidenziato, il valore di una proposta ermeneutica: una soluzione per non restare irretiti in una comprensione superficiale può essere quella di intraprendere uno studio autentico, che vada dritto alle fonti di quel sapere a cui vogliamo accedere, a partire dalla conoscenza della lingua e dei testi paradigmatici di una cultura. Nella Di Salvatore questa scelta si è unita al suo percorso di formazione che ha visto un'immedesimazione totale nelle pratiche che caratterizzano la filosofia orientale: la Di Salvatore è infatti un'insegnante yoga che mette in atto uno dei principi fondamentali della cultura indiana, ovvero la pratica di una dottrina che deve essere perseguita appunto in quanto "pratica", a partire da una certa idea di totalità "monistica", cioè essenzialemente unitaria, non separata al suo interno. Si capisce che non può trattarsi di una comprensione puramente teorica, nel senso con cui una certa opinione diffusa nella nostra cultura intende il dualismo tra una dimensione  intellettuale e una fisica. In questo senso potremmo interrogarci su ciò che per noi significano le culture orientali, che per il tempo di questo ragionamento vengono pensate nel loro insieme, e arrivare a chiederci in che modo nella nostra tradizione si uniscono la pratica e la teoria. Le risposte sono molteplici, e il confronto con un insieme di culture tanto diverse può essere utile a capire come districarsi in questo problema. Accanto a questo è bene perciò perseguire un'adeguata formazione di quelli che sono i fondamentali del pensiero classico occidentale, affinché si possano cogliere i rapporti che esistono tra queste due esperienze di pensiero, i momenti di incontro e le differenze radicali. la Di Salvatore durante il suo intervento ha operato proprio questo tipo di riflessione, attingendo al suo recente percorso di formazione e, al contempo, alla sua vasta conoscenza nel campo della filosofia antica e contemporanea, restituendoci la sua lettura del concetto di Verità rispetto a ciò che essa rappresenta per il soggetto. In merito a questo tema potete trovare al link un testo molto interessate della Di Salvatore: ALLA RICERCA DEL "SÉ". RIFLESSIONI SULLA "PARABOLA DEL CARRO" DELLE UPANISẠD E SUL "MITO DELLA BIGA ALATA" DI PLATONE, DA UNA LETTURA DI SIMONE WEIL.

 

 

 

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