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Paolo Vinci

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Docente di Filosofia pratica presso la Facoltà di Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Studioso di Marx, Hegel ed Heidegger, si è occupato anche di filosofia contemporanea e in particolare del pensiero di Adorno e Benjamin. Oltre a numerosi saggi, ha pubblicato: Soggetto e tempo. Heidegger interprete di Kant (Bagatto Libri, Roma 1988);"Coscienza infelice" e "anima bella". Commentario alla Fenomenologia dello Spirito di Hegel (Guerini e Associati, Milano 1999, seconda edizione 2002); Essere ed esperienza in Heidegger. Una fenomenologia possibile fra Hegel e Hölderlin (Stamen, Roma 2008); La forma filosofia in Marx (Manifestolibri, Roma 2011).

Qui trovate il video di una sua lezione: https://www.youtube.com/watch?v=XAAo3_itlIw

Argomento dell'impegno di ricerca è stato inizialmente il pensiero di Marx considerato nel momento della sua formazione filosofica giovanile. Si è trattato di una messa in questione critica delle nozioni marxiane di storicità e di attività umana attraverso uno sforzo esegetico che ha richiesto un costante confronto con aspetti significativi della speculazione hegeliana. A partire dagli anni Ottanta l'attività di ricerca ha avuto come oggetto privilegiato da un lato l'idealismo tedesco e, in particolare, la filosofia di Hegel, dall'altro la fenomenologia e i suoi sviluppi nel pensiero heideggeriano. Per quanto riguarda Hegel ci si è rivolti innanzitutto alle lezioni di estetica, approfondendo i temi dell'individualità dell'opera d'arte, del linguaggio e, più in generale, della prospettiva storica con cui Hegel considera i fenomeni artistici. Gli studi hegeliani si sono quindi incentrati sulla Fenomenologia dello spirito, cercando di misurarsi con tutta la ricchezza di quest'opera, e individuando nella critica della morale di Kant e nella questione del riconoscimento fra le autocoscienze la chiave di volta per la sua interpretazione. Il compiersi dello spirito per Hegel costituirebbe il risultato di un processo che partendo dall'eticità propria del mondo greco vede nel pieno sviluppo dell'autocoscienza libera il fondamento per una forma di unità capace di salvaguardare la soggettività singolare. Sulla base di questo sforzo esegetico siè cercato di mettere in luce la profonda connotazione etica del sapere assoluto hegeliano. Le ricerche su Heidegger hanno preso le mosse dal suo rapporto con Kant, decisivo nel periodo della stesura di Essere e tempo. Ho quindi approfondito il discorso heideggeriano sulla tecnica e la sua presa di distanza nei confronti della tradizione metafisica. Sulla base di questi presupposti, in diversi interventi critici, si è posto l'accento sulle differenze tra la specifica posizione heideggeriana e autori come Gadamer, Vattimo, Levinas, Rorty e che non hanno nascosto il loro rapporto elettivo con Heidegger. Tuttavia, la necessità di una comprensione immanente delle loro posizioni ha richiesto di non trascurare il ruolo giocato da altre componenti, quali la filosofia hegeliana in Gadamer, la tradizione ebraica in Levinas, e il pragmatismo in Rorty. Il filo conduttore di queste ricognizioni all'interno della contemporaneità nasce dall'intento di far interagire la reinterpretazione dei classici della storia della filosofia con una permanente attenzione soprattutto alle domande che emergono dalla più recente riflessione nel campo della filosofia pratica. Nella loro radicale eterogeneità Hegel ed Heidegger vengono a costituire un terreno che proprio per le sue tensioni e aporie può offrire ancor oggi utili strumenti teorici per affrontare questioni inesauribili come quelle della libertà, della responsabilità, del riconoscimento dell'altro e della relazione intersoggettiva

 

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