Menu

Forme di Agamben. La vita al di là di prassi e poiesi

Il programma antropologico di Giorgio Agamben si è concluso – o per meglio dire è stato «abbandonato», come l’autore stesso scrive nell’Avvertenza – con la pubblicazione del volume L’uso dei corpi (Neri Pozza, Vicenza, 2014, pp. 366, 18 euro). La ricerca sull’Homo sacer, che prende il nome dal libro inaugurale (1995), è andata orientandosi alla elaborazione di una teoria della liberazione dell’uomo dal dominio della biopolitica e dell’economia. Negli ultimi vent’anni, chiodo fisso è stata la questione circa la possibilità di sottrarre la nuda vita alle tecniche di governo e al potere del capitale. Agamben fornisce finalmente la sua versione: davvero libera è l’esistenza inoperosa. 

Leggi tutto...

Fini della democrazia. Nota a Zagrebelsky

Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini. È questo il titolo di uno degli ultimi saggi di Gustavo Zagrebelsky, giurista italiano, presidente emerito della Corte Costituzionale e professore - sempre emerito - all'università di Torino.
Uno di quei "professoroni, rosiconi e gufi" cui si riferiva qualche tempo fa, con l'eleganza che la contraddistingue, la nostra ministra delle riforme Maria Elena Boschi a proposito delle critiche che il nostro aveva avanzato, insieme a illustri colleghi, alla riforma del Senato e all'Italicum.

Leggi tutto...

Bodei, immaginare altre esistenze

di Giuseppe Cantarano
L'ultimo, bel libro di Remo Bodei («Immaginare altre vite», Feltrinelli) si interroga su una questione cruciale della nostra esistenza. Quella dell'identità personale. Poiché ciascuno di noi non si accontenta solamente di vivere. Di esistere, diciamo così, biologicamente. Ma aspira ad una vita migliore.
Leggi tutto...

Santa perseveranza. Il filosofo Natoli recupera una virtù «fuori moda»

«In una società dove manca la certezza del futuro abbiamo bisogno di credere in qualcosa e impegnarci per essa»
di Giuseppe Cantarano
 
Ci sono delle parole, nel nostro personale vocabolario, che lentamente - e quasi impercettibilmente - cadono in oblio. Non ne facciamo più uso. Perché sono delle parole dentro cui non riecheggia più il suono di quel mondo che vorremmo catturare. Parole che non incrociano, non afferrano più la nostra esperienza.
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Se continui ad utilizzare questo sito accetti la cookies policy.