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Il legame credito-debito come rapporto di potere

Il legame credito-debito come rapporto di potere è il titolo del seminario di studi previsto per l'edizione 2015 della Scuola estiva.

Il 22 luglio 2015 avremo il piacere di dialogare con Laura Bazzicalupo della quale proponiamo alcuni titoli relativi all'argomento nella bibliografia che segue a questa breve presentazione. In più, in fondo alla pagina alleghiamo un'agile raccolta contenente alcuni celebri brani che aiutano a gettare luce sul tema:

  1. Aristotele, Etica Nicomachea;
  2. Walter Benjamin, Capitalismo come religione;
  3. Franz Kafka, Il Castello;
  4. Karl Marx, Il Capitale, libro I;
  5. Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale.

 

Contesto teorico. Il contesto teorico in cui si colloca l’argomento di quest’anno assomiglia molto a quello in cui si situava il tema del seminario svoltosi nella passata edizione della Scuola, dedicato al rapporto tra economia, politica e sovranità. Allora come oggi l’orizzonte di senso sembra potersi cogliere nelle parole che Roberto Esposito ha pronunciato durante un dialogo con Massimo Cacciari apparso nel numero 2/2014 di Micromega: «Oggi siamo nel tempo dell’economia», la forma odierna della sovranità è esercitata «da un apparato finanziario mondiale che governa le vite degli uomini». In questa ottica risultano del tutto pertinenti le categorie più influenti della teoria politica, da Schmitt (1992) a Foucault (2004), riprese e approfondite da alcuni esponenti del pensiero italiano più recente: biopolitica (Agamben 1995; Esposito 2004); bioeconomia (Bazzicalupo 2006), teologia economica (Agamben 2007), teologia politica (Esposito 2013). In particolare, e in linea con la conversazione tra Esposito e Cacciari, quelli di bioeconomia e teologia economica sarebbero i concetti con più spiccata vocazione euristica nei riguardi della realtà che ci circonda. Bioeconomia e teologia economica verrebbero in superficie come categorie in grado di porsi in alternativa ai concetti teologico-politici della teoria moderna della sovranità inaugurata da Hobbes e a un tempo come paradigmi capaci di integrare quei concetti medesimi. Ecco un esempio con cui perlomeno chiarire quanto poco si tratti di un processo di liberazione: il modo in cui attualmente funziona il potere dello Stato non sembra lasciarsi descrivere per mezzo della coppia comando/obbedienza, come poteva valere per il re o per la sovranità statuale cui era delegata la rappresentanza del popolo, bensì per mezzo della relazione tra verità e sapere finalizzata a fidelizzare governati e governanti (cfr. Bazzicalupo 2013b). È attraverso il lessico della bioeconomia e della teologia economica che va interrogato il legame credito-debito, che non funge solamente da elemento di natura finanziaria ma, modellando le forme di vita della tarda modernità, svolge un ruolo di tipo ontologico. Pare del tutto verosimile affermare che nelle figure del credito e del debito ne vada oggi, in una misura sempre maggiore, dell’applicazione dei meccanismi del biopotere: esso sembra essere giunto a compimento giacché ha conseguito il suo destino economico, ovvero si mostra essenzialmente centrato sulla nozione di oikonomia «concepita come un ordine immanente […] tanto della vita divina che di quella umana» (Agamben 2007, p. 13).

Brevi cenni su alcuni temi.

1. La relazione creditore-debitore precede storicamente e logicamente il rapporto capitale-lavoro. Se sul piano cronologico, come ricorda Esposito (2013), si tratta di un tipo di legame sociale che compare già nella figura arcaica e proto-giuridica del nexum latino, nella dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione va richiamata la funzione regolativa svolta dal nesso credito-debito nel processo di compravendita della forza-lavoro: Marx (1867, p. 125) sottolinea che il lavoratore «anticipa il valore d’uso della forza-lavoro» e dunque «fa credito dappertutto al capitalista». È tuttavia nel capitalismo contemporaneo che l’economia del debito diviene un fenomeno centrale allorché organizza le condotte degli individui, valicando le differenze di classe, sesso, età. Nell’ultima parte de La fabbrica dell’uomo indebitato Maurizio Lazzarato riassume così i caratteri salienti dell’antropologia neoliberista: «Il debito costituisce il rapporto di potere più deterritorializzato e più generale attraverso il quale il blocco di potere neoliberista organizza la propria lotta di classe. Il debito rappresenta un rapporto di potere trasversale che non conosce né frontiere di Stato, né dualismi di produzione (attivo/non-attivo, occupazione/disoccupazione, produttivo/non-produttivo), né distinzioni tra economia, politica e sociale. Agisce a livello immediatamente planetario, attraversando tutte le popolazioni, accompagnando e sollecitando la creazione etica dell’uomo indebitato» (Lazzarato 2001, p. 103).

2. Il rapporto fondato sul debito è asimmetrico: qui la moneta non è quella dello scambio mercantile, non funge da termine medio per l’acquisizione di beni o servizi equivalenti; al contempo la moneta-debito omette di connettersi con lo scambio simbolico nel generale processo di formazione della comunità politica come proponeva Aristotele in un brano famoso dell’Etica Nicomachea (1132b31-1133b28). Quella del debito e del credito è innanzitutto e perlopiù una moneta finanziaria che si situa al di là del nesso causale mezzo-fine per divenire totalmente autoreferenziale. Viene a configurarsi l’immagine del denaro a mezzo di denaro per il cui valore è inessenziale la presenza di un prodotto cui la moneta sia riferita e, più precisamente, l’immagine del denaro ex nhilo, la cui peculiarità consiste nell’essere privo di un referente esterno a sé fin dall’atto della creazione. Proprio la recente politica del Quantitative Easing, atta all’acquisto di Titoli di Stato con l’intenzione di abbassare il debito pubblico, rappresenta una strategia per creare denaro non, per esempio, da un preliminare scambio di merci ma letteralmente dal nulla, in un contesto in cui una Banca Centrale sovranazionale svolge il ruolo del performativo assoluto (Marazzi 2013) e, insieme, figura come il creditore universale nei cui confronti gli Stati restano obbligati. Oltre la sfera della finanza è moneta-debito quella dei fondi pensione, delle assicurazioni sulla vita, delle tasse universitarie, e ovviamente quella che possediamo nella carta di credito.

3. Fin dalla sua fase aurorale il capitalismo si è presentato come il modello sociale in grado di realizzare sul piano dei fenomeni empirici tutte le potenzialità della natura umana. Basti richiamare la definizione della merce che dà valore alle merci, cioè la forza-lavoro, enunciata da Marx nel Libro I de Il Capitale, in cui l’autore sottolinea che in gioco vi è il complesso delle capacità fisiche e intellettuali che contraddistinguono un corpo umano: proprio oggi questa definizione sembra conseguire la sua verità se è vero che sempre più il capitale mobilita non solo la mano dell’operaio ma anche le più generiche doti del suo intelletto come l’attitudine all’apprendimento, il linguaggio, la memoria, l’immaginazione, la conoscenza. Il capitalismo è il sistema compiuto, in cui l’eterno entra nella storia e vi risiede per sempre: vi è un finalismo intrinseco al sistema capitalista che arresta il divenire, che dà l’illusione dell’impossibilità del mutamento e della trasformazione. L’economia del debito si colloca perfettamente in questo quadro, perché il capitalismo contemporaneo ha prodotto una forma del debito che sembra escludere la possibilità di essere rimborsato. In questa ottica, riprendendo le osservazioni di Benjamin (1985) sul capitalismo come culto senza espiazione di peccato (cfr. le osservazioni contenute in Bazzicalupo 2014), non c’è redenzione dal torto di essere debitore: la fiducia, dal lato del creditore, muta in errore e attribuzione di colpa nei confronti dell’individuo indebitato.

4. Ribaltando il punto di vista di Lazzarato (2011; 2013) sembra verosimile leggere il biopotere esercitato dal capitale finanziario non tanto e non solo dal lato del debito ma anche e soprattutto da quello del credito. È intuitivo che debito e credito ritagliano campi semantici antinomici e a un tempo capaci di denotare un medesimo meccanismo di potere, dunque, in grado di sovrapporsi fino a essere interscambiabili. Tuttavia intendendo approfondire l’asse del credito e parafrasando o, forse, esplicitando il titolo di un saggio di Bazzicalupo (2013b) pare lecito affermare che proprio il credito rappresenta oggi una delle più diffuse e determinanti logiche di governo. Nel transito del potere dall’ambito teologico-politico a quello teologico-economico la biopolitica sembra conseguire il suo destino economico (oikonomia): il potere, in grossa misura centrato sull’amministrazione della vita, si fonda sempre meno sull’obbedienza prediligendo un rapporto post-rappresentativo tra governanti e governati il cui perno è l’idea secolarizzata della fede (pistis). Questa fede, che è in ogni senso fiducia e credito, lungi dal mettere in atto un processo di liberazione, apre il varco a nuove e più capillari tecniche del biopotere.

Bibliografia minima

AGAMBEN, Giorgio (2014), L’uso dei corpi, Neri Pozza, Vicenza. 
AGAMBEN, Giorgio (2007), Il Regno e la Gloria, Bollati Boringhieri, Torino, 2009.
AGAMBEN, Giorgio (2003), Lo stato d’eccezione, Bollati Boringhieri, Torino.
AGAMBEN, Giorgio (1995), Homo sacer, Einaudi, Torino.
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ARISTOTELE, Politica, Bur, Milano, 2008.
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BAZZICALUPO, Laura (2013a), Politica. Rappresentazioni e tecniche di governo, Carocci, Roma.
BAZZICALUPO, Laura (2013b), L’economia come logica di governo, in “Spazio Filosofico” 7/2013, pp. 21-29.
BAZZICALUPO, Laura (2010), Biopolitica. Un mappa concettuale, Carocci, Roma.
BAZZICALUPO, Laura (2006), Il governo delle vite. Biopolitica e economia, Laterza, Roma-Bari.
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ESPOSITO, Roberto (2004), Bios. Biopolitica e filosofia, Torino, Einaudi.
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STIMILLI, Elettra (2015), Debito e colpa, Ediesse, Roma.
STIMILLI, Elettra (2011), Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo, Quodlibet, Macerata.
 

SCUOLA ESTIVA 2015

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