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Cantarano e il pensiero bene comune

Il direttore Giuseppe Cantarano, in un colloquio con Calabria Ora alla vigilia della IV edizione della Scuola Estiva dedicata al concetto di "comune", risponde alle domande di Santino Cundari e rilancia sulla scia di Gianni Vattimo: «La filosofia è a disposizione di tutti e spero in una riappropriazione del “pensiero comune”». L'intervista è apparsa sulle pagine culturali del quotidiano regionale il 5 luglio 2013.

di Santino Cundari

In Calabria l’attenzione verso il ruolo che gioca il pensiero filosofico contemporaneo nella comunità ha un nome e cognome: la “Scuola estiva di alta formazione filosofica” di Roccella Jonica. Abbiamo così posto alcune domande al presidente della Scuola, Giuseppe Cantarano,  per approfondire alcune tematiche che fanno da contorno ad un luogo di dialogo “comune”, prezioso e appartenente a tutti, che si svolgerà nei giorni che vanno dal 24 al 28 luglio.

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"Meglio il pensiero non accademico"

«La verità è che non mi sento più a mio agio nei convegni troppo tecnici». A un mese dalla sua partecipazione alla IV edizione Scuola Estiva dedicata al concetto di "comune", Gianni Vattimo si confessava ad Antonio Gnoli su La Repubblica del 23 giugno 2013. E dichiarava di aver scoperto una certa presa distanza dalla filosofia accademica. Il che non significa affatto che non gliene importi più nulla del pensiero. Anzi...

di Antonio Gnoli

Ormai fa coppia fissa con Sancho. Mentre siamo a tavola davanti a un piatto di involtini primavera cucinati dalla domestica filippina — una suora laica, scoprirò più avanti — Sancho scuote pigramente la testa e guarda incuriosito l’intruso, che poi sarei io. «Non è geloso, glielo assicuro», dice Gianni Vattimo, «è solo che gli piace essere al centro dell’attenzione. I gatti sono così: un misto di curiosità, indifferenza e abitudine».

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Vattimo promuove la Scuola

Dopo aver contribuito alla riuscita della IV edizione della Scuola Estiva con una relazione dal titolo "Il bene e i beni", soggiornando a Roccella per una settimana intera e partecipando a tutte le attività messe in programma, Gianni Vattimo conversa con Santino Cundari su Calabria Ora del 28 luglio 2013. Il placet alla formula anti-festivaliera della rassegna, il Sud, la sua Calabria e l'importanza degli intellettuali. Questi alcuni dei temi discussi davanti a un drink in piazza.

di Santino Cundari

Si avviano ormai verso la conclusione le quattro giornate di studio organizzate dalla “Scuola di Alta Formazione Filosofica” di Roccella Jonica. Tante e varie sono state le declinazioni che il tema di questa edizione, quello dei “beni comuni”, ha assunto nel corso della fortunata iniziativa. Partendo dall’assunto che tra i “beni” il “pensiero” sia uno dei più preziosi, abbiamo posto alcune domande ad un “professionista” di questo ramo del sapere: il filosofo Gianni Vattimo. La “sua Calabria”, le dinamiche politiche del Sud Italia e i “beni” di una collettività che voglia davvero dirsi tale, i temi maggiormente dibattuti dal teorico del «pensiero debole».

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Pernacchia accademica

 "La vanità dello scrivere in filosofia".

"La cosa meno seria di uno scritto filosofico è che è uno scritto. Platone lo ha appunto scritto, ché la lettera VII, autentica o no, comunque ‘platonica’, rappresenta questa confessione necessaria di impotenza: […] lo sforzo di dire adeguatamente si converte nella consapevolezza che ogni dire resta inadeguato e che, pertanto, non sarebbe serio perseguire la vana plasticità dello scritto. […] L’avere una volta filosofato è continuare a filosofare, comunicandosi non già l’eredità dei risultati bensì la continuità della successione effettiva e concreta passante di mano in mano, all’interno restando della sua autonomia non cedibile ad alcuno."

la citazione è tratta da Anyphoteton di
Giovanni Romano Bacchin 1975 -
un uomo fatto di pensiero
(Belluno, 1929 - Rimini, 1995) è stato docente di Filosofia della storia e Filosofia della scienza presso l'Università di Perugia e di Filosofia della scienza presso l'Università di Lecce. Dal 1970 fino alla sua morte ha occupato la Cattedra di Filosofia teoretica presso l'Università di Padova.

Misi la frase che dà inizio alla citazione riportata nell'introduzione della mia tesi, proprio in esergo; il mio prof la vide solo pochi giorni prima della seduta di laurea, non gli avevo detto nulla perchè mi sembrava una frase tautologica e incontestabile... lui invece dette di matto dicendomi che la frase "La cosa meno seria di uno scritto filosofico è che è uno scritto" era una pernacchia accademica in faccia a una commissione piena di gente che scriveva di filosofia e che mi ero sicuramente giocata la lode!

Ho riso tutto il giorno! invano ho tentato di spiegargli l'inspiegabile (visto che la frase diceva già tutto da sola), anche gli argomenti più banali (era una frase scritta in un libro filosofico da chi scriveva libri filosofici ecc.) non l'hanno convinto, era inutile non capiva, mancava del tutto di profondità!

p.s. la lode l'ho presa naturalmente...

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