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Mezzi e fini. Materiali per pensare 10: Louis Althusser

Louis Althusser (Birmandreis, 16 ottobre 1918 – La Verrière, 22 ottobre 1990) è stato un filosofo francese considerato uno dei protagonisti dello strutturalismo degli anni Sessanta. Il centro della sua riflessione è proprio una lettura in chiave strutturalista del pensiero di Marx e in questo senso il carattere scientifico del marxismo consisterebbe nell'abbandono di una prospettiva antropocentrica.

Nel testo da cui riprendiamo il brano qui pubblicato, il filosofo francese fa emergere la profondità della riflessione di Machiavelli, considerato il primo, e forse l'unico, a «pensare l'impensabile», ad aver elaborato una teoria (per definizione situata nella dimensione dell'universale) della e nella congiuntura (per definizione singolare) con il risultato di mettere la pratica politica concreta al primo piano di ciò a cui è in genere irriducibile: la teoria.In questa "pratica teorica" il discorso sui mezzi e i fini è un punto cardine della riflessione, per quanto riguarda l'agire del Principe Nuovo e per ciò che concerne la filosofia in se stessa.

 

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Mezzi e fini. Materiali per pensare 09: Gustavo Zagrebelsky

Gustavo Zagrebelsky Socio Costituzionalista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti, già professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l'Università di Torino e presso l'Università degli studi di Sassari, è stato nominato giudice costituzionale dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro il 9 settembre 1995, prestando giuramento il 13 settembre 1995. Il 28 gennaio 2004 è stato eletto presidente della Corte costituzionale, carica che ha ricoperto fino allo scadere del suo mandato il 13 settembre 2004.
Attualmente è professore emerito dell'Università di Torino.

Il nostro è il tempo grigio del nichilismo, non quello colorato della politica. Paralisi della rappresentanza, congelamento della competizione politica, perdita di significanza delle promesse e dei programmi elettorali, condivisione e larghi incontri, predominio del governo nella sua versione tecnica ed esecutiva di volontà altrui e sovrastanti: tutto ciò è quanto può riassumersi nell'espressione, ormai d'uso corrente, di 'post-democrazia', parola che può assumersi nel significato di 'divieto di discorso sui fini'.
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Mezzi e fini. Materiali per pensare 08: Stefano Rodotà

Stefano Rodotà è professore emerito di Diritto civile dell'Università di Roma La Sapienza. È tra gli autori della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. È stato presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali e ha presieduto il gruppo europeo per la tutela della privacy.

 

La solidarietà è una pretesa anacronistica, inconsapevole di una società divenuta liquida, perennemente segnata dal rischio, dilatata nel globale? I principi appartengono al tempo delle grandi 'narrazioni' cancellate dalla post-modernità?
La solidarietà è un principio nominato in molte costituzioni, invocato come regola nei rapporti sociali, è al centro di un nuovo concetto di cittadinanza intesa come uguaglianza dei diritti che accompagnano la persona ovunque sia. Appartiene a una logica inclusiva, paritaria, irriducibile al profitto e permette la costruzione di legami sociali nella dimensione propria dell'universalismo. Di legami, si può aggiungere, fraterni, poiché la solidarietà si congiunge con la fraternità. Nei tempi difficili è la forza delle cose a farne avvertire il bisogno ineliminabile. Solo la presenza effettiva dei segni della solidarietà consente di continuare a definire 'democratico' un sistema politico.
L'esperienza storica ci mostra che, se diventano difficili i tempi per la solidarietà, lo diventano pure per la democrazia.

 

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Mezzi e fini. Materiali per pensare 07: Amartya Sen

Amartya Sen (Santiniketan, Bengala, 1933) ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Delhi, alla London School of Economics, Oxford e Harvard. Premio Nobel per l'economia nel 1998, è stato fino al 2004 rettore del Trinity College di Cambridge.

Lo sviluppo, sostiene Amartya Sen, dev'essere inteso come processo di espansione delle libertà reali di cui godono gli esseri umani, nella sfera privata come in quella sociale e politica. Di conseguenza la sfida dello sviluppo consiste nell'eliminare i vari tipi di "illibertà", tra cui la fame e la miseria, la tirannia, l'intolleranza e la repressione, l'analfabetismo, la mancanza di assistenza sanitaria e di tutela ambientale, la libertà di espressione, che limitano o negano all'individuo, uomo o donna, l'opportunità e la capacità di agire secondo ragione e di costruire la vita che preferisce.
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