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Scuola 2013

La scuola 2013 è stata un'edizione, come le altre, carica di emozioni, ma anche di conferme. Molti articoli che riguardano l'ultima edizione li trovate nella sezione "La scuola si racconta". Qui invece potete vedere una delle locandine e leggere un resoconto.

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Come si costruisce ciò che definiamo con il termine "comune"? che tipo di sapere esso produce? E chi sono i suoi soggetti, o meglio, che idea di soggettività esso coinvolge? Sono queste alcune delle domande emerse durante la quarta edizione della Scuola di alta formazione in filosofia "Giorgio Colli", svoltasi a Roccella Jonica dal 24 al 28 luglio.
"Del comune" era appunto il tema che durante le giornate di incontro è stato affrontato e discusso da punti di vista differenti; un titolo programmatico che si proponeva di problematizzare i vari momenti in cui questo concetto assume una rilevanza filosofica e politica e quindi di coglierne la sua attualità.
Dando uno sguardo al programma, si vede immediatamente che uno dei termini chiave in cui le riflessione è stata declinata è quello lungamente dibattuto dei beni comuni, Vattimo, Dominijanni, Mattei, Bevilacqua, Cantarano e Amoroso si sono infatti tutti confrontati con questa categoria giuridica, politica ed economica, per definirne le caratteristiche e per evidenziarne i punti di criticità. Tuttavia quella di Roccella non è stata un Scuola di filosofia sui beni comuni quanto un momento di riflessione sui fondamenti del nostro vivere collettivo, come rivelano i quesiti posti in apertura. Ovvero, la riflessione sui beni comuni ha senso se apre domande in merito al nostro statuto di soggetti che si determinano a partire dall'attualità. E l'epoca in cui ci determiniamo è quella in cui con più violenza si avvertono i guasti della proprietà, sia essa privata o pubblica non importa. Poiché tale realtà, con tutta la sua forza concettuale, ha preso posto nello spazio del nostro vivere collettivo come se quest'ultimo rappresentasse la sua collocazione naturale, come se ormai non si potesse pensare al di fuori del concetto di proprietà.
Dove alloca con più violenza tale dispositivo se non presso quei beni, come l'acqua - caso principe e paradigmatico di ogni altro - che per il loro esser necessari e fruibili, devono rimanere senza padrone? E ancora, come declinare diversamente dalla proprietà quel luogo, la comunità, che si riduce a essere funzione escludente e possesso di un gruppo cui si riconosco particolari diritti e caratteristiche? Infine, non vero che proprio nel nostro stesso essere soggetti si produce una certa idea del possesso, e un formarsi della soggettività come delimitazione del "mio"?
Il comune è quindi ciò che si oppone a tutto questo, nel momento in cui il meccanismo del proprio non riesce più a nascondere le sue perversità e una violenza che si declina in molti modi, a partire dal modo con cui determina la relazione tra gli individui, e su questo è stato fondamentale l'intervento della Dominijanni, o la relazione tra individui e mondo, su cui si è mossa la riflessione di Piero Bevilacqua a partire dal pensiero ecologico, o la relazione intellettuale tra intelligenze e ricerche che da luogo al sapere, su cui si è dibattuto nel seminario. In tal senso, questi che sono i rapporti fondamentali vengono sempre determinati da un'idea di possesso che ne segna il destino: i nostri rapporti con il mondo naturale sono stati quasi sempre nell'ordine della rapina e della distruzione e mai della comunicazione, le relazioni umane sono segnate dall'idea dell'accumulo di esperienze, momenti o emozioni più che da un'autentica espropriazione di sé e da una rischiosa apertura al desiderio dell'altro. L'economia capitalistica realizzatasi con la globalizzazione, di cui Amoroso è uno dei più importanti teorici, è infine l'emblema di un modello di vita e di pensiero in cui l'insieme di tutte la parti, la relazione tra tutte le comunità umane è pensata gerarchicamente secondo le categorie di profitto e ricchezza.
Il concetto di "comune" è un ottimo strumento per lavorare dentro e contro questo presente; ovviamente la sua determinazione, dalla filosofia al diritto, comporta dei problemi poiché si tratta di cogliere e tenere insieme il negativo che lo contraddistingue, ovvero la sua capacità di aprire le soggettività alla loro vulnerabilità e i contesti alle possibilità, e la determinazione positiva su cui il giuridico riflette per potergli dare un peso politico determinante, come ha doviziosamente spiegato Ugo Mattei.
Il problema è sempre quello di comprendere cosa succede se il comune prende il posto della proprietà dentro le forme della relazione, siano esse quelle della soggettività, della politica, dell'ecologia, dell'economia, o del sapere.
A Roccella si è indagato su tutto questo, ma non solo. La peculiarità della Scuola "Giorgio Colli" è che è essa stessa una pratica del comune, un bene comune, che nasce e si determina su un piano orizzontale, in cui tutti coloro che prendono parte all'iniziativa contribuiscono a farla, e non è solo un fatto nominale. Quella che si crea a Roccella ogni anno è infatti una vera è propria collettività, lontanissima dalle cattedre dell'accademia e ancora più lontana dallo spettacolo dei festival: l'intento della Scuola non è quello di produrre un sapere per eletti, né di fare divulgazione filosofica, ma di creare una riflessione comune, aperta ma definita, che insiste principalmente sulla forza della relazione. E per questo motivo che la scuola sopravvive pur non avendo finanziamenti pubblici, oltre l'investimento di denaro e follia e lavoro che apportano gli organizzatori, c'è il fatto fondamentale e rincuorante che in un momento di crisi nera come questa i partecipanti e la comunità sostengono finanziariamente la Scuola, che continua a erogare le sue borse di studio e che è sempre aperta a tutti. Il "comune" è quindi questo modo di essere dell'evento estivo roccellese, aperto alla relazione nel modo più autentico, poiché è aperto al rischio di non esserci più.

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