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Etiche dell'ambiente. A partire dall'intervento di Marco Armandi

L’immagine qui sotto faceva da frontespizio alla prima edizione di Curiositez de la nature et de l' arte dell'Abbé de Vallemont, un testo pubblicato nel 1705. Armandi ha utilizzato questa originale metodologia per spiegare come nella percezione del mondo naturale e quindi nella nostra idea di ambiente, si passi attraverso quelle che sono state chiamate “le tre nature”, dei modi di essere dell’ambiente rispetto all’uomo.

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L'illustrazione ha una veduta prospettica e mostra in alto, sullo sfondo, una montagna lontana: è la prima natura che si esprime nel suo carattere assolutamente selvaggio e libero. La montagna digrada verso una pianara dove lascia il posto a terreni coltivati, qui l’agricoltura crea la seconda natura, questa parte dell’immagine allude perfettamente a quel modo peculiare e fondativo che abbiamo utilizzato nella nostra storia di esseri umani per rapportarci alla natura, in ogni sua forma: l’uso, la possibilità di utilizzare, per la nostra sopravvivenza prima e per fini meno elevati successivamente, il mondo naturale. Non a caso la rivoluzione agraria è uno dei momenti che ha segnato indelebilmente la storia dell’umanità, che da nomade diventa stanziale, che educa la natura secondo i suoi scopi e trova il modo di costruire comunità stabili nel tempo.
Infine, la terza natura mostra un giardino, che rappresenta un modo di contemplarsi con il mondo naturale non finalistico ma contemplativo. La transizione che storicamente è avvenuta dalla natura selvaggia al giardino, nell’immagine è invertita: in primo piano abbiamo il giardino, poi la regolarità dei campi, infine i luoghi incolti. In realtà il giardino rappresenta uno stadio molto diverso rispetto agli altri due, esso è insieme mondo naturale e una riflessione sul mondo naturale,  ma non solo, nel giardino spesso si esprime anche una riflessione sul legame stesso che abbiamo con l’ambiente. Nell’immagine in questione all'interno dell’area propria della terza natura possiamo ritrovare aspetti delle altre due, per esempio, la fontana che riprende la sorgente di montagna o le aiuole coltivate che possono essere messe in relazione ai campi oltre la siepe.
L’immagine è carica di stimoli e di significati e attraverso la sua interpretazione Armandi introduce il problema chiave del suo intervento, il percorso dall’etica della terra all’etica del paesaggio.
Della prima è autorevole rappresentante Aldo Leopold, che - sostiene Armandi - pensa l’etica come risposta evolutiva alle sfide che natura e storia pongono e presenta l’etica della terra come fase finale dello sviluppo dell’etica. Dopo che l’etica è servita a regolamentare i rapporti tra individui e i rapporti tra individui e società essa rinasce sottoforma di etica della terra.
Successivamente nell’etica del paesaggio il giardino è preso a modello nella prospettiva del recupero di un rapporto libero con la natura. Le figure paradigmatiche del giardiniere e quella dell’agricoltore possono insegnarci la strada verso l’ideale della vita buona e quella della costruzione, o ricostruzione, di un mondo umano. Il giardino, secondo gli studi di etica del paesaggio, è l’archetipo che sta alla base di ogni desiderio di ambiente, di ogni ambiente desiderato, di ogni ricerca del luogo felice dove si intrecciano fecondità e creatività e la tecnica, non più nemica della natura, si caratterizza come un intervento che modifica senza distruggere.
Comprendere che cos’è l’etica ambientale significa capire perché a un tratto, nella storia del pensiero e della prassi, l’etica ha bisogno dell’ambiente e l’ambiente ha bisogno dell’etica. In tale relazione si può cogliere che ciò che conta  è proprio la relazione stressa tra uomo e natura, nella forma dell’etica. In essa si ricostruiscono le basi affinché la nostra storia e la radice del nostro essere, il mondo naturale, possano continuare a esistere,
 
 
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