
26/07/25 ore 9.30
ex Convento dei Minim
La cura nella società contemporanea. Critica e alternative marxiste
Come afferma Santiago Alba Rico, quando la pansemia colpisce un concetto, gli fa perdere la capacità di caratterizzare in maniera forte la realtà. È quel che è successo con i concetti di sostenibilità e resilienza e anche con il concetto di cura. Per recuperare un senso forte di questo concetto è utile rifarsi alle filosofie della tradizione marxista.
Tali teorie hanno messo in evidenza tanto la centralità della produzione delle merci quanto il ruolo giocato dall’organizzazione della vita, nel senso ampio del termine, all’interno delle formazioni sociali contemporanee e, dunque, il ruolo della cosiddetta riproduzione sociale. Lo stesso Marx, come ricorda Louis Althusser, ha osservato che “anche un bambino sa che, per sopravvivere, qualsiasi società deve riprodurre” le condizioni che le permettono di esistere. Tra le molte formulazioni marxiste che si sono soffermate sullo sviluppo distinto e strutturalmente connesso dei piani produttivo e riproduttivo, ne considereremo alcune che analizzano criticamente il contesto a cui rimanda il concetto di cura. Tra queste, quella di Colette Guillaumin, la quale si sofferma sulla naturalizzazione di rapporti, condizioni e comportamenti funzionale a organizzare i soggetti sociali in gruppi differenziati e gerarchizzati e quella di Jason Moore, che evidenzia la necessità di disporre a “buon mercato” di parti di mondo e parti di esseri viventi, affinché per loro non vi sia cura ma solo sfruttamento estremo.
Didier Contadini Insegna Storia della filosofia all’Università “Bicocca” di Milano. Ha scritto diverse opere e saggi legati alla tradizione filosofica critica e materialista dalla modernità fino all’epoca contemporanea. Tra le sue pubblicazioni: Il compimento dell'umano. Saggio sul pensiero di Walter Benjamin (2013), Julien Offray de La Mettrie: Saggio sulla sua formazione filosofica (2023). Nel 2021 è uscita la sua introduzione alla raccolta degli scritti di Trotskij intitolata La rivoluzione permanente.