
28/07/26 ore 9.30
ex Convento dei Minimi
Le insidie della costituzione materiale: diritto e capitalismo nella prospettiva contemporanea
Costantino Mortati sviluppa la propria riflessione sulla Costituzione materiale negli anni del regime fascista, elaborandola compiutamente nel volume La Costituzione in senso materiale del 1940. Con quest’opera, Mortati intendeva dimostrare come il fondamento di ogni ordinamento giuridico non risieda soltanto nelle norme formali, ma anzitutto nell’assetto delle forze politiche e sociali dominanti.
E, quindi, nel “principio politico” effettivamente vigente e “materialmente” capace di conferire unità, stabilità e direzione allo Stato.
La nozione di Costituzione materiale coincide quindi con la struttura concreta dei poteri politici, economici e sociali che orientano il funzionamento della Costituzione formale e, per questa via, le dinamiche di potere. Il richiamo alla “materia”, contenuto nell’aggettivo, allude a questo insieme di elementi concreti che precedono e condizionano la forma giuridica. Tuttavia, come nella filosofia classica materia e forma non sono mai del tutto separabili, così anche nella teoria costituzionale la forma giuridica non è un involucro esterno e impermeabile, ma il risultato di una continua interazione con la realtà sociale che essa stessa contribuisce a ordinare. In questo senso, la Costituzione formale assume senso e forza solo in relazione alla Costituzione materiale che ne costituisce il fondamento dinamico.
Lungo questo crinale si colloca la riflessione di Althusser che vede nella forma giuridica uno dei dispositivi attraverso cui la struttura materiale del capitalismo si mantiene e si riproduce. Secondo questa prospettiva la Costituzione materiale coincide con le strutture effettive del potere economico e sociale. E quindi anche con il modo in cui il capitalismo organizza la produzione, ridefinisce il regime proprietario e le forme di distribuzione del potere. Tuttavia, se ancora nella seconda metà del Novecento il costituzionalismo sociale, attraverso le forme che esso aveva assunto, tendeva a svolgere una funzione di “inquadramento” dell’organizzazione capitalistica, incidendo sulla sua struttura attraverso i principi sociali, i diritti fondamentali e i limiti all’iniziativa economica privata, con l’obiettivo di temperarne gli effetti e orientarla verso finalità redistributive e di integrazione sociale, nella fase contemporanea è, invece, il dominio del capitale a incidere sulla capacità di tenuta della forma costituzionale, condizionandone il contenuto effettivo e definendo i vincoli entro cui l’azione politica può svilupparsi. I cardini ideologici del neoliberalismo sono in questi anni, in molti casi, divenuti “principi costituzionali”: il vincolo di bilancio, la centralità della concorrenza, l’indipendenza delle istituzioni monetarie. Ma basta per sancire il sopravvento della materia sulla forma? Dobbiamo rassegnarci alla fine del costituzionalismo democratico-sociale e alla sconfitta delle istanze di emancipazione ad esso sottese? Esistono delle alternative? E quali sono le leve materiali sulle quali agire?
Claudio De Fiores è docente di Diritto costituzionale all’Università della Campania “Vanvitelli” e presidente del “Centro per la Riforma dello Stato”. Tra i suoi interessi, oltre ai temi connessi con il diritto, va sottolineato il cinema. Numerose le sue pubblicazioni in forma di articoli su diverse e prestigiose riviste nazionali e internazionali. Tra le monografie, segnaliamo: Cinema e costituzione. Profili storici e giuridici della libertà di espressione cinematografica (Mimesis, 2024) e Il fragile scudo della Costituzione. L’occhio del cinema sulla violazione dei diritti al tempo del maccartismo (Editoriale Scientifica, 2017).