Materia. Quello di materia è uno dei temi classici della storia della filosofia non solo perché la riflessione filosofica nasce dall’interesse per il materialismo naturalistico dei pensatori Milesi, ma anche perché coglie un enigma che abbiamo pensato di esplicitare con Nietzsche: «Non esistono sostanze che durano in eterno; la materia è appunto un tale errore, come il dio degli Eleati» (Gaia Scienza, III, 109).
Che cos’è la materia? È il sostrato che funge da condizione necessaria (ma non sufficiente) per lasciare che le cose siano, cioè che acquistino una forma? Oppure la materia non esiste, nella misura in cui rappresenta semplicemente il risultato dell’attività percettiva e intellettiva?
Nel nostro percorso, abbiamo pensato al concetto di materia in connessione con la nozione di cura, che è stata al centro delle attenzioni di Scholé l’anno scorso. Ci convince il fatto che i due termini, cura e materia, siano interconnessi nella misura in cui con ‘materia’ cogliamo il limite immanente del mondo capace di produrre e riprodurre la realtà. La materia dunque come potenza attiva, duttile e versatile che funge al contempo da soggetto e oggetto della cura: è la materia stessa che fa uso di sé per fare, difsare e rifare, trasformandosi, riproducendosi, avendo cura.
Ripensare al concetto di materia in connessione con la nozione di cura ci permette di ottenere una rappresentazione dinamica di materia, che non si appiattisce nel significato di cosa, in senso sostanziale-oggettuale (Cartesio), ma che è in grado acquisire forma senza esaurire l’energia generatrice originaria, senza sussistere all’insegna di forze immateriali che la dominano, bloccandone la versatilità.
Per questa via, alcune coppie concettuali ormai standardizzate sarebbero rimesse in questione: materia-forma, soggetto-oggetto, produzione-riproduzione, reversibilità-irreversibilità; problematizzare queste coppie significa superare l’opposizione e l’ordine gerarchico che le caratterizza conservando però entrambi i termini al fine di innovare il nesso che li collega.
Una simile ipotesi eraclitea sulla realtà materiale non equivale però a misconoscere che esiste uno ‘stato di cose’, che esistono dei ‘fatti’. Il punto è che queste res sono sempre l’esito - mai compiuto una volta per tutte - prodotto dalla causa materiale: è la materia nel suo divenire storico ad attivare questa o quella forma e nessuna delle forme attivate compendia la forza iniziale. La materia prende forma, si formalizza, ma esibisce sempre un resto, un eccesso informe, caotico, dinamico.
In questa antologia abbiamo raccolto i brani suggeriti dai relatori e dalle relatrici che hanno accolto il nostro invito di partecipazione ai seminari: Didier Contadini (Università “Bicocca” di Milano), Claudio De Fiores (Università “Vanvitelli” di Napoli), Arianna Fermani (Università di Macerata), Guido Frilli (Università di Firenze), Andrea Moresco (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici), Francesca Pentassuglio (Università di Messina), Silvia Pierosara (Università di Macerata), Valentina Zaffino (Università della Calabria), Diego Zucca (Università di Sassari). Grazie a loro per la preziosa disponibilità e per la collaborazione.
Tra i testi proposti, naturalmemente spiccano quelli di Platone e di Aristotele che proprio perché hanno messo a punto lo schema materia-forma sono gli autori presso cui tornare per ripensare la materia. Andando oltre, il libretto ospita il materialismo politico di Hobbes e Marx e quello etico dell’epicureismo e dello stoicismo; la raccolta poi si completa con i riferimenti al naturalismo umanistico-rinascimentale, al materialismo spinoziano e al problema etico-giuridico circa la Costituzione formale e materiale.