
29/07/26 ore 9.30
ex Convento dei Minimi
Il capitale come necropolitica. Resistere all'apartheid socioecologico
Un pianeta è abitabile solo se dispone di acqua e aria respirabile. La vita umana dipende da precise condizioni materiali e socioecologiche. Nel corso della modernità, gli agenti della valorizzazione capitalistica — Stati, imperi, finanza e grandi imprese — hanno cercato di controllare e svalorizzare le “materie prime” per appropriarsene a basso costo, come mostra la lunga storia di appropriazione di colonie, donne e nature. Questo processo giunge fino a Gaza, dove il nesso tra ecocidio e genocidio appare senza veli ideologici.
Il capitale, intrecciato all’impero, manifesta così una logica necropolitica: distingue tra vite e territori di cui appropriarsi e vite e territori da sacrificare fino alla distruzione per garantire valorizzazione e potere. Seguendo l’analisi di Moore, il capitalismo trasforma la materia in natura sociale astratta, producendo anche barriere socioecologiche e devastazioni. Gaza rappresenta il compimento di questa fase “apocalittica” del capitalismo, descritta da Rita Segato. Comprendere il capitale come necropolitica diventa allora necessario per costruire solidarietà planetaria e difendere le basi stesse della vita.
Gennaro Avallone è professore associato di sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università degli studi di Salerno. I suoi principali ambiti di ricerca sono: migrazioni internazionali, lavoro agricolo, rapporti socio-ecologici, movimenti e conflitti sociali a livello urbano. Tra le sue pubblicazioni si segnala Liberare le migrazioni. Lo sguardo eretico di Abdelmalek Sayad (2018); Le periferie non sono eccezioni. Per una critica dei modi di guardare e giudicare (2021) e Libertà di movimento. Nessuna persona deve morire (2026).